“Veneto fucina delle idee in Italia e nel mondo. Ma le PMI devono fare squadra per competere nel mercato globale.”

“Veneto fucina delle idee in Italia e nel mondo. Ma le PMI devono fare squadra per competere nel mercato globale. ”

Intervista con l’ing. Bonini, esperto italiano sul tema della proprietà intellettuale. “Il genio italiano è incontrastato nel mondo ma le aziende devono fare sistema e lavorare assieme”.


Con oltre 35 anni di esperienza, lo Studio Bonini di Vicenza è un riferimento nel panorama italiano della tutela e della valorizzazione della proprietà industriale. Dal 1980, anno di fondazione, oltre 4500 aziende si sono affidate allo studio richiedendo i servizi più svariati, dalla protezione delle opere dell’ingegno alla stesura di brevetti, dal deposito dei marchi all’assistenza legale, etc. Con l’ingegner Ercole Bonini, fondatore dello studio, sfatiamo alcuni falsi miti.

Ingegnere, grazie per aver deciso di partecipare a questa intervista. Nell’epoca delle bufale e delle “fake news”, ci dedichiamo a fare un po’ di chiarezza sui temi delicatissimi della proprietà intellettuale. L’innovazione, tecnologica e scientifica, di prodotto e di processo, è davvero per tutti? Sono in molti a credere che solo le grandi aziende abbiano le risorse, anche finanziarie, per poter investire in ricerca e sviluppo.

È evidente che le grandi aziende, che hanno strutture anche importanti dedicate alla ricerca e sviluppo, producono innovazione tecnologica di qualità e spendono cifre importanti nel deposito di brevetti in tutto il mondo. Basti pensare che la Samsung, nel corso del 2015, ha depositato ben 2.366 brevetti europei mentre l’Italia, un Paese con 60 milioni di abitanti, ne ha depositati 5.034.

Va però considerato che il nostro tessuto industriale è molto frammentato e composto in massima parte da piccole e medie aziende, che non dispongono di capacità di investimento importanti per la ricerca.

Ma anche le PMI innovano, e anche a ritmo piuttosto sostenuto! Se sono troppo piccole per fare innovazione da sole, possono infatti aggregarsi e collaborare con altre realtà del territorio per fare sistema.

E’ un trend che sta diventando sempre più marcato negli anni: le PMI si appoggiano sempre più spesso ai Centri di Ricerca e alle Università per produrre innovazione di qualità e immettere nel mercato prodotti e processi che siano all’avanguardia.

Nella mia esperienza, solo le aziende che sanno innovare riescono ad ottenere risultati positivi.

I benefici dell’offrire servizi, prodotti e processi nuovi ricadono anche sulla dimensione internazionale dell’impresa: le aziende innovative esportano, e non si appoggiano più solo al mercato italiano o europeo.

Ovviamente chi va a lavorare sui mercati esteri, deve sapersi proteggere con adeguati brevetti nelle varie aree del mondo.

In oltre 35 anni il suo studio ha lavorato con migliaia di aziende, principalmente di Padova e Vicenza. Qual è la sua esperienza in Veneto? Si fa innovazione? Se ne fa abbastanza? Com’è cambiato il panorama dagli anni Ottanta ad oggi?

La mia esperienza nel Veneto è entusiasmante in quanto ho trovato in quasi tutte le aziende il gusto dell’innovazione, nessuno si ferma mai e quando si è raggiunto un risultato si pensa già al prossimo. Credo sia questo il motivo per cui la nostra regione è tra le più trainanti dell’Italia intera.

La consapevolezza della necessità dell’innovazione si è acquisita negli anni e ha beneficiato anche del cambio generazionale che ha portato ad una maggiore sensibilizzazione della necessità di una innovazione continua.

Ritengo comunque che il gusto dell’innovazione sia tipicamente veneto, tanto è che il Veneto, dopo la Lombardia e l’Emilia, rimane la terza regione a statuto ordinario per il numero di brevetti depositati. Molte aziende oggi si appoggino ai Centri di Ricerca e in special modo ai dipartimenti dell’Università di Padova per risolvere i loro problemi e bisogni. Questo fatto produce anche un salto di qualità della ricerca perchè l’Università è stimolata a lavorare a progetti che hanno ricadute immediate sul territorio. È così che le aziende riescono a immettere nel mercato prodotti veramente innovativi e di sicuro successo.

Anche in presenza di aziende virtuose, che sviluppano e lanciano nuove idee ed invenzioni, viene il dubbio che lo Stato non faccia abbastanza. Il quadro normativo è complesso e alle volte confuso, la giustizia civile lenta e inefficiente. In Europa peggio di noi ci sono solo Malta e Cipro. Se in Germania servono 130 giorni per una sentenza di primo grado, in Italia sono oltre 500.

Le invenzioni delle nostre aziende sono protette e tutelate correttamente? O un eventuale contenzioso finisce davanti ad un giudice già oberato di liti condominiali, divorzi e testamenti?

Che la giustizia civile sia lenta e inefficiente è senz’altro vero ma è anche vero che le questioni che riguardano le aziende e, soprattutto, il contenzioso che riguarda le infrazioni dei diritti di proprietà industriale, come la copiatura di brevetti, sono demandate a Tribunali specialistici che sono istituiti su base regionale.

Per quanto riguarda il Veneto, il Tribunale deputato a risolvere i litigi sulla proprietà industriale è il Tribunale di Venezia. Lì ci sono giudici competenti ed abituati a trattare cause di questo tipo. La sentenza arriva in genere in meno di un anno.

La speditezza del processo è una cosa importantissima in quanto le aziende hanno bisogno di risposte rapidissime; se così non fosse il danno provocato da una copia sul mercato non potrebbe essere riparato nel lungo periodo in quanto il prodotto spesso ha vita breve.

Perché studio Bonini ha deciso di diventare Partner di Unismart Padova Enterprise?

La decisione dello Studio Bonini di diventare partner di Unismart deriva dal desiderio di non lasciare i tesori nel cassetto, ovvero di fare la propria parte affinché le innovazioni prodotte dai ricercatori dell’Università di Padova possano essere valorizzate non solo in Italia, ma anche all’estero.

Per questo è necessario che ognuno di noi faccia la propria parte, noi con i contatti di cui disponiamo in ogni parte del mondo, le aziende utilizzando la ricerca universitaria a proprio vantaggio per immettere prodotti vincenti nel mercato.

Prima di lasciarci le chiediamo di condividere con noi una delle tante storie di successo di cui è stato testimone. Ci può raccontare, anche senza fare nomi e cognomi, dell’azienda sua cliente che più ha beneficiato di un brevetto, di un’invenzione, ed ha visto il proprio business crescere proprio grazie ad un investimento in innovazione?

Ricordo volentieri un’azienda della zona di Vicenza che qualche anno fa ha prodotto un’innovazione nel campo dei distributori di liquidi, come ad esempio i dispenser per il sapone delle mani.

L’azienda ha progettato una nuova pompetta interamente in materiale plastico (prima la molla di ritorno era sempre in acciaio). Grazie ad una speciale geometria a spirale della plastica, questa fungeva sia da distributore che da molla di ritorno.

L’invenzione si è subito imposta a livello mondiale, in quanto ha permesso di riciclare tutto il contenitore in plastica, compresa la pompetta, senza dover effettuare la separazione tra componenti in plastica ed acciaio. Posso dire che la maggior parte delle multinazionali vendono dispenser utilizzano questo nuovo sistema, tantoché l’azienda vicentina ha ora aperto uno stabilimento negli Stati Uniti.

Un’innovazione tanto piccola quanto di successo: milioni di persone al mondo ogni giorno usano prodotti che montano una pompetta innovativa nata qui da noi.

Grazie ingegnere.


  • Studio Bonini è Gold Partner di Unismart, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova. Per maggiori informazioni scarica la nostra brochure dei servizi. 


Technology Hub: la fiera delle nuove tecnologie torna ad aprile

Technology Hub, la fiera delle nuove tecnologie torna a Milano il prossimo aprile

Intervista con Tommaso Sironi di Technology Hub, in programma a Fiera Milano City dal 20 al 22 aprile 2017. Unismart parteciperà con un workshop sulle best practice del trasferimento tecnologico.


Caro Tommaso, grazie il tempo che ci dedichi. Abbiamo molte domande sulla seconda edizione della fiera Technology Hub, in programma a Milano dal 20 al 22 aprile 2017, ed a cui Unismart parteciperà come Patrocinatore. Partiamo dai settori merceologici. Dalla stampa 3D ai droni, dalla robotica ai materiali innovativi, dall’additive manufacturing agli smart glasses, la fiera Technology Hub si propone come “evento professionale delle tecnologie innovative”. Qual è il filo conduttore della manifestazione? Cosa accomuna settori così diversi? 

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Tommaso Sironi

La contaminazione delle competenze e l’integrazione delle tecnologie sono aspetti fondamentali per migliorare i processi produttivi aziendali e la crescita professionale. Il trasferimento tecnologico tra diversi ambiti applicativi crea l’opportunità per l’innovazione del processo produttivo aziendale.

Prodotti innovativi, integrazione tecnologica, cultura professionale sono quindi le parole chiave di Technology Hub.

Un evento dove convivono diversi settori di innovazione e dove il visitatore può muoversi liberamente, senza un percorso definito, per scoprire in un unico Hub gli aspetti ai quali è maggiormente interessato, utilizzando spazi appositi dove verranno messe in relazione le tecnologie presenti.

A chi si rivolge l’evento? Chi è il visitatore-tipo che può trarre beneficio da un evento così poliedrico e multi-settoriale? 

Technology Hub si rivolge a figure professionali con potere decisionale interessate a conoscere le ultime invenzioni ed innovazioni tecnologiche: imprenditori, artigiani, ingegneri, progettisti, IT manager, sviluppatori software e applicazioni, professionisti in ambito medico, designers, architetti etc.

In fiera saranno presenti anche investitori e business angels interessati a relazionarsi con start up e realtà in fase di lancio.

Perché Milano? Vi aspettate un pubblico locale, del Nord Italia, o l’evento ha una dimensione nazionale e/o internazionale?

Milano è la piazza di riferimento per l’innovazione, il design e le nuove tecnologie. Fiera Milanocity è  una location strategica posizionata al centro della città, facilmente raggiungibile da qualsiasi località nazionale e internazionale.

Il pubblico di Technology Hub  arriverà da tutta Italia con un’importante presenza di professionisti del Centro Nord.

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In un’epoca di crisi per le fiere, Technology Hub si propone come start up di successo che approccia ora la seconda edizione. Si tratta di una fiera tradizionale?

Technology Hub è una manifestazione che non si limita alle sole aree espositive e ben più ampia di una fiera tradizionale. Le “iniziative speciali” sono il vero cuore dell’evento: luogo di incontro, aggiornamento e formazione per gli operatori del settore.

Aree dimostrative, case history tematiche, spunti applicativi, workshop e convegni creano un percorso culturale che facilita l’introduzione delle innovazioni nelle imprese. Tutte le attività demo e live progettate nei giorni di fiera contribuiranno a consolidare l’evento come un vero e proprio Hub Tecnologico.

Unismart Padova Enterprise sarà Content Partner dell’evento e organizzerà un workshop dal titolo  “Quando l’Università si fa impresa: best practice di trasferimento tecnologico alle imprese”. Che ruolo gioca l’Università nel processo di innovazione e sviluppo tecnologico del Paese?

Technology Hub sarà un momento di networking tra i fornitori delle nuove tecnologie specializzate e i professionisti. Riteniamo che la collaborazione con le Università sia fondamentale per consolidare questa interazione.

L’utilizzo delle tecnologie digitali, inoltre, fa parte di un processo formativo da incentivare e da porre alla base della formazione dei professionisti di oggi e di domani.

Competenza, condivisione e team working sono le parole chiave alla base del metodo di apprendimento.

Un percorso di formazione in cui le Università giocano un ruolo strategico per unire alla formazione tradizionale le competenze “pratiche” e tecnologiche, asset fondamentali per accompagnare i giovani verso l’ingresso nel mondo del lavoro. In fiera sarà possibile connettere questi mondi.

Per le nuove aziende, start up e spin off universitari che cercano visibilità per i loro prodotti e servizi, quali sono le opzioni per aderire a Technology Hub?

E’ prevista una formula di partecipazione snella e flessibile ma ben visibile e identificabile. Uno spazio  progettato per ottimizzare la presenza in fiera e ridurre al minimo l’investimento per partecipare. Le aziende interessate mi possono contattare all’indirizzo: [email protected]

Grazie Tommaso. Speriamo avrai presto notizie di start up coraggiose interessate ad avventurarsi sulla piazza di Milano. Buon lavoro e a presto.


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Prospettive ed Opportunità di Industria 4.0: intervista con Antonio Budri di Consorzio Ethics

Prospettive ed Opportunità di Industria 4.0: intervista con Antonio Budri di Consorzio Ethics

Il nuovo piano nazionale Industria 4.0 intende dare vita anche in Italia ad una “quarta rivoluzione industriale”. Nuovi materiali, meccatronica, robotica, ICT e valorizzazione delle risorse umane sono al centro della strategia del Governo. Ne parliamo con l’ing. Antonio Budri, coordinatore del Comitato Scientifico di Consorzio Ethics.


Ing. Budri, dopo anni di assenza di una chiara strategia industriale nazionale, Industria 4.0 rappresenta un momento di svolta e di “rivincita” per le aziende del Nord Est?

Antonio Budri
ing. Antonio Budri di Consorzio Ethics

Io credo di sì. Industria 4.0 è un piano che finalmente guarda al futuro e mostra alla imprese la via da seguire, che è quella dell’integrazione tra sistemi informatici, produzione, distribuzione e controllo.

Il Nordest ancora una volta gioca un ruolo di avanguardia nel panorama nazionale, con molte realtà che già si sono specializzate nell’integrazione di strumenti informatici e soluzioni d’automazione e robotica.

Industria 4.0 rappresenta una svolta perché segna la presa di coscienza da parte della Pubblica Amministrazione della diffusione esponenziale che i “sistemi abilitanti” stanno avendo.

Lo Stato non rimane spettatore passivo ma decide di giocare un ruolo attivo per accelerare la diffusione omogenea di queste tecnologie nel tessuto imprenditoriale italiano.

Lo fa con una particolare attenzione per le piccole e medie imprese, che spesso reagiscono in maniera lenta alle opportunità di sviluppo tecnologico, non perché manchi il desiderio di crescere e innovare, ma perché frenate dai limiti di risorse interne tipico delle PMI.

Il 21 Febbraio p.v. Consorzio Ethics organizza un convegno sulle modalità operative e sulle agevolazioni per le imprese previste da Industria 4.0. Di cosa si tratta? Ci sono novità importanti per le aziende venete?

Il convegno ha lo scopo di fare chiarezza e delineare, al di là degli slogan, la natura delle tecnologie abilitanti, con esempi che possano chiarire agli imprenditori ed ai tecnici di cosa esattamente stiamo parlando. Inoltre ci focalizzeremo sui benefici per le aziende che l’evoluzione completa verso sistemi I4.0 può portare.

Dedicheremo una parte del convegno alle agevolazioni che sono state messe in campo dallo Stato per supportare le imprese: parlo di aiuti che possono essere utilizzati sia per installare le tecnologie abilitanti in azienda ma anche per le attività di studio propedeutiche alla transizione a I4.0.

Qual è il ruolo che un consorzio come Ethics può giocare a favore del territorio e delle imprese nel contesto di Industria 4.0?

Gli organismi di ricerca, sia di natura pubblica come l’Università di Padova che privata, hanno innanzitutto il ruolo di portare la conoscenza delle nuove tecnologie all’interno delle aziende.

Organismi come il Consorzio Ethics, che ha recentemente aderito come Gold Partner a Unismart Padova Enterprise, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova, hanno  la missione di guidare e traghettare le aziende verso il futuro.

Come Consorzio Ethics operiamo sia direttamente che tramite joint venture, collaborazioni e partnership con le strutture più indicate a rispondere ai bisogni delle nostre consorziate.

Il prossimo convegno coinvolgerà realtà dal mondo dell’università, della ricerca e delle aziende. Perché questa combinazione? Che valore ha un’alleanza di questo tipo?

Sicuramente la strada più facile per l’ingresso delle tecnologie abilitanti nelle mondo produttivo è la strutturazione di un “network” tra tutti i portatori di interesse, che sono poi quelli da lei menzionati: Università, organismi di ricerca, produttori di tecnologie abilitanti, produttori di software, aziende innovative, facilitatori, etc.

Il valore di una rete di questo tipo è la capacità di indirizzare correttamente le imprese verso I4.0, valorizzando quelle che sono le specifiche esigenze di ogni realtà produttiva.

La collaborazione con l’Università di Padova è vitale, essendo questa il più grande Polo di Ricerca ed Innovazione del Nordest, nonché Competence Centre nazionale del piano Industria 4.0

Siamo lieti di poter annunciare che proprio il prof. Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’ateneo, aprirà i lavori del nostro convegno – già patrocinato dall’Università di Padova.

Chi volesse partecipare al convegno cosa deve fare?

E’ possibile iscriversi a questo link.

Grazie ing. Budri. Ci vediamo il 21 febbraio al vostro convegno.


  • Consorzio Ethics è Gold Partner di Unismart, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova. Per maggiori informazioni scarica la nostra brochure dei servizi. 


Legge Stabilità 2017: come ottenere il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo

Legge Stabilità 2017: come ottenere il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo (articolo e white paper)

Lo scorso 7 dicembre 2016 è stata definitivamente approvata la Legge di Bilancio 2017, che tra le altre misure quadruplica il tetto del beneficio per le imprese che investono in ricerca ed estende la platea delle spese di personale dipendente ammesso al beneficio.


Lo scorso 7 dicembre 2016 è stata definitivamente approvata la Legge di Bilancio 2017, che tra le altre misure quadruplica il tetto del beneficio per le imprese che investono in ricerca ed estende la platea delle spese di personale dipendente ammesso al beneficio.

Con l’aiuto della dott.ssa Federica Casarotti, titolare dello studio associato Casarotti Valori di Padova, analizziamo le opportunità presenti per le aziende intenzionate ad incrementare i loro investimenti in brevetti, contratti di ricerca e personale specialistico.

Lo studio Casarotti Valori è stato fondato nel 2006 e si è specializzato in materia societaria e fiscale con particolare riguardo alle start-up, agli spin-off universitari ed al supporto strategico alle aziende che intendono sviluppare piani innovativi inerenti a prodotti, tecnologie e servizi.

Dottoressa, innanzitutto grazie per il tempo che ci dedica e per aver condiviso con noi il white paper gratuito che i nostri lettori possono scaricare in fondo a questa pagina Per prima cosa, quali sono esattamente le attività che possono godere dell’agevolazione?

Vorrei cominciare sfatando il mito che solo le attività tecnico-scientifiche possono beneficiare di questo credito. I settori di interesse sono infatti multipli ed anche progetti in ambito storico o sociologico -per fare un esempio- possono risultare idonei.

Le attività agevolabili si dividono comunque in tre categorie principali:

  • La ricerca fondamentale, ovvero l’acquisizione di nuove conoscenze e studi, senza una finalità commerciale;
  • La ricerca industriale, ovvero la ricerca finalizzata alla creazione o al miglioramento di prodotti, processi e servizi;
  • Lo sviluppo sperimentale, ovvero la strutturazione di conoscenze e capacità di natura tecnica, scientifica e commerciale per realizzare progetti pilota e prototipi.

Queste dunque le attività agevolabili. Quali spese risultano invece ammissibili?

Si tratta delle spese per il personale di ricerca ad esclusione ovviamente dei dipendenti con mansioni amministrative, contabili e commerciali; delle quote di ammortamento di macchinari e strumentazioni per i laboratori; dei contratti di ricerca sottoscritti con le Università e con enti similari, ma anche spese di consulenza, di due diligence e spese sostenute per i processi di brevettazione.

La spesa complessiva per investimenti in R&S annua deve essere almeno pari a 30.000 euro mentre il credito di imposta massimo è di 20 milioni, per ciascun beneficiario.

Questo valore è stato recentemente quadruplicato nell’ultima legge di Stabilità, approvata lo scorso dicembre, in quanto le leggi precedenti permettevano un limite di 5 milioni di euro.

Come si calcola esattamente l’agevolazione?

Il credito d’imposta è calcolato sul 50% dei costi R&S eccedenti rispetto alla media dei costi R&S del periodo 2012-2014. Va perciò chiarito che il credito non riguarda l’intero investimento in ricerca ma solo la spesa incrementale rispetto al triennio di riferimento.

Possiamo ipotizzare il caso che segue a titolo meramente esemplificativo: se un’azienda ha speso 100.000 euro in R&S nel 2012, 80.000 euro nel 2013 e 120.000 nel 2014, la spesa media in R&S per il triennio sarà pari a 100.000.

Se nel 2017 l’azienda spendesse 150.000 euro in ricerca, la spesa incrementale sulla quale si potrebbe calcolare il credito d’imposta è di 50.000: a tale investimento corrisponderebbe un credito di imposta di 25.000 euro.

Credito di imposta
Estratto dalla presentazione del Governo sul piano Industria 4.0

Lo Studio Casarotti Valori è in grado di fornire questo servizio?

Sì, all’interno del nostro studio abbiamo tutte le competenze necessarie a supportare aziende che desiderano fare richiesta per il credito di imposta. Vorrei anche sottolineare che per ottenere il credito non è richiesta alcuna approvazione preventiva, il meccanismo di applicazione è automatico in dichiarazione dei redditi, ed il beneficio può essere richiesto da tutte le imprese senza limite di fatturato ed indipendentemente dalla forma giuridica.

Il nostro studio già oggi fornisce ai Partner di Unismart, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova, supporto nell’ottenimento del credito di imposta R&S.

Per un maggior approfondimento, abbiamo anche realizzato un whitepaper riassuntivo delle condizioni per accedere al credito di imposta, liberamente scaricabile al link qui sotto. Per chi fosse invece interessato a diventare Partner della community di Unismart, consigliamo di visitare la pagina dedicata.


whitepaper_hero_iconScarica il whitepaper gratuito.

Sarai reindirizzato verso un modulo esterno di Google Forms. In alternativa puoi richiedere il whitepaper via email all’indirizzo [email protected] ma in questo caso l’invio del documento non è instantaneo.


Workshop "Quality by design": un’opportunità per l’industria farmaceutica

Workshop “Quality by design”: un’opportunità per l’industria farmaceutica

Venerdì 3 Febbraio 2017 presso l’Archivio Antico al Palazzo Bo. Registrazione gratuita previa registrazione


A un decennio dall’introduzione dell’iniziativa Quality-by-Design, le aziende farmaceutiche stanno comprendendo le opportunità e sperimentando i benefici che questo approccio è in grado di offrire tanto nello sviluppo di prodotto e processo, quanto nella produzione. Il passaggio da un approccio basato sull’esperienza a uno fondato su solidi principi scientifici rappresenta un cambiamento così radicale che, se da un lato può produrre un’evoluzione industriale all’insegna dell’eccellenza, dall’altro incontra talvolta ancora resistenze in un mondo ‒ quello appunto dell’industria farmaceutica ‒ dove i vincoli regolatori sono molto stringenti.

Questo workshop intende essere un’occasione di confronto tra esperti industriali e accademici nell’ambito della implementazione pratica di paradigmi QbD nello sviluppo e nella produzione farmaceutica. Viene dato ampio spazio alla presentazione e discussione di casi reali, che illustrino i benefici dell’approccio QbD e possano quindi essere veicolo per stimolare la diffusione di questi metodi e il trasferimento industriale di tecnologie.

L’evento è rivolto a  quanti, a livello industriale o accademico, si occupano di QbD o sono interessati a conoscerne tecniche e ambiti di applicazione.

Il volantino del workshop è disponibile qui

La partecipazione al workshop è gratuita previa iscrizione entro il 20/01/2017. La scheda di iscrizione è disponibile cliccando qui. La conferma dell’avvenuta iscrizione verrà data entro 72 ore.

Per maggiori informazioni contattare: [email protected]


Un nuovo metodo per monitorare la salute del bestiame

Un nuovo metodo per monitorare la salute del bestiame

Un nuovo metodo sviluppato da dott. Marchesini, ing. Balasso, dott. Serva permette la  rilevazione  in  continuo  dei parametri  comportamentali e fisiologici  del ruminante.

Nell’ambito dell’allevamento degli animali da reddito viene data sempre più importanza al benessere ed alla salute animale. Il problema è che sia per l’allevatore che per gli organi di controllo non è semplice valutare le condizioni di salute e di benessere di un animale, specialmente in allevamenti di grandi dimensioni.

Un nuovo metodo sviluppato da ricercatori del Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute dell’Università di Padova permette la rilevazione in continuo dei parametri comportamentali e fisiologici del ruminante: diventa così possibile stimare lo stato di salute e di benessere dell’animale, individuando con maggior anticipo situazioni problematiche.

Il metodo è stato finora validato solo per l’applicazione sui vitelli ma risulta potenzialmente applicabile a tutte le categorie di ruminanti (vacche da latte, vitelli a carne bianca, bovini da carne, etc.). In un mercato come quello italiano che conta oltre 4 milioni di bovini, sono molte le aziende che potrebbero beneficiare da tale innovazione: allevamenti, mangimifici, istituti di ricerca, associazioni di categoria etc.

Il metodo proposto da Marchesini, Balasso e Serva permette una diagnosi precoce delle situazioni di sofferenza del bestiame, basandosi sull’analisi di fattori come la motilità ruminale.

La convenienza economica dell’applicazione del metodo va definita alla luce del:

  • Miglioramento in termini di produzione. Si pensi che nel caso dell’acidosi ruminale, un’azienda di 100 vacche può andare incontro ad una perdita produttiva di 16.000 €/anno.
  • Miglioramento in termini di costo dei farmaci. Si pensi che un bovino da carne con sindrome respiratoria medio-grave può costare all’azienda fino ad 80 €/capo.

Un più efficiente monitoraggio dei capi, permette di individuare con anticipo animali che si ammalano e consente un intervento precoce e mirato da parte del veterinario, migliorando la probabilità di guarigione. Il prezzo medio al dettaglio di uno strumento idoneo ad applicare il metodo si aggira ad oggi sui 90 €.

Il percorso di commercializzazione del metodo non è ancora stato avviato mentre la domanda di brevetto è già stata depositata.

Unismart è la società dell’Università di Padova che si occupa di valorizzare i risultati della ricerca tecnico-scientifica del nostro Ateneo. Per maggiori informazioni su questo ed altri brevetti, scopri la nostra libreria brevetti online.


Foto scienziato in laboratorio

La Regione Veneto investe sulle aziende che fanno ricerca

Foto scienziato in laboratorio

Bando per le aziende venete che investono in ricerca

Rimane solo un mese per ottenere il finanziamento di un nuovo progetto di ricerca in azienda.

Lo scorso 14 Ottobre 2016 la Regione del Veneto ha pubblicato un bando dedicato alle aziende che intendono sviluppare progetti di ricerca nei settori smart agrifood, sustainable living, smart manufacturing e creative industries. C’è ancora un mese di tempo per presentare domanda ed ottenere un contributo per un ammontare di spese compreso tra i 20 ed i 200.000 euro.

“Si tratta di un importante aiuto per tutte quelle imprese venete che intendono aprirsi al mondo della ricerca,” spiega Stefano Negrelli, esperto di trasferimento tecnologico ed in servizio presso Unismart, la community di innovazione tecnologica dell’Università di Padova.

“L’agevolazione deve essere utilizzata in massima parte per coprire i costi del personale specialistico assunto per il progetto di ricerca ma la novità interessante è che anche la ricerca contrattuale rientra tra le spese ammissibili” continua Negrelli.

Questo significa che le aziende possono ricorrere a collaborazioni con enti di ricerca riconosciuti dalla Regione, come l’Università di Padova, ed impiegare ricercatori di queste strutture per progetti specifici all’interno dell’azienda.

Negrelli ci tiene però a precisare che anche altre spese – oltre a quelle per il personale – sono ammissibili: “Costi sostenuti per acquistare brevetti, strumenti ed attrezzature, realizzare prototipi, usufruire di consulenze e servizi esterni sono tutte ammissibili, purché non superino il 30% del contributo totale.”

La dotazione finanziaria del fondo è di 5 milioni di euro ed il contributo è erogato in conto capitale alle imprese, per un ammontare massimo di spese ammissibili pari a 200.000 euro ad azienda. La scadenza per la presentazione delle domande è il 17 febbraio 2017.

 

Intensità dell'agevolazione

 

Nello stesso periodo in cui usciva questo bando, l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario) pubblicava i risultati dell’ultimo studio sulla qualità della ricerca in Italia, relativo al periodo 2011-2014.

L’Università di Padova ha conseguito il primo posto tra i “mega Atenei”, confermando così la posizione di capofila ottenuta anche nel precedente rapporto ANVUR, relativo al periodo 2004-2010.

“Oggi collaborare con l’Università di Padova è diventato ancora più semplice,” aggiunge Negrelli. “Con la nascita di Unismart Padova Enterprise le aziende che vogliono fare ricerca possono contare su meno burocrazia, pratiche più veloci ed un interlocutore unico all’interno dell’Ateneo.”

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Nasce Unismart, la nuova comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova

In occasione di Smart Hour, l’Aperitivo con l’Innovazione è nata Unismart, la nuova comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova

Oltre 200 accademici, imprenditori, manager, esponenti del mondo finanziario e delle istituzioni si sono ritrovati a Padova per l’inaugurazione del nuovo ambizioso progetto dell’Ateneo patavino che ha deciso di investire sul progresso e sul territorio.

È avvenuto lo scorso martedì 6 dicembre 2016 presso l’Auditorium dell’Orto Botanico il lancio di Unismart Padova Enterprise, la nuova società finalizzata alla valorizzazione delle conoscenze innovative dell’Università di Padova.

Nel corso di Smart Hour, questo il nome dell’“aperitivo con l’innovazione” organizzato da Unismart, oltre 200 accademici, imprenditori, manager, esponenti del mondo finanziario e delle istituzioni si sono ritrovati a Padova per l’inaugurazione del nuovo ambizioso progetto dell’Ateneo patavino, tutto all’insegna dell’innovazione e del progresso tecnologico.

L’evento è durato circa tre ore e, sotto la conduzione brillante della giornalista Francesca Trevisi, volto noto di radio e televisioni locali e nazionali, si è articolato in più fasi.

Da un lato la presentazione di Unismart, società responsabile di promuovere e valorizzare le competenze scientifico-tecnologiche e delle conoscenze innovative dell’Università, e dei servizi che la stessa potrà fornire alle aziende, dalla formazione tecnica alla visibilità in anteprima sui nuovi brevetti, dagli eventi di networking all’accesso privilegiato ai laboratori di Ateneo, ecc.

Come spiegato dalla dott.ssa Laura Bano, direttrice di Unismart, “l’intenzione è di fare squadra tra Università e territorio per creare una vera e propria community di imprese moderne ed ambiziose che credono nell’innovazione tecnologica come chiave per avere successo in un mercato sempre più globalizzato e competitivo.”

Una seconda parte dell’Aperitivo ha visto l’intervento di testimonials di primo livello, in grado di attestare i vantaggi concreti offerti dal rapporto di stretta collaborazione tra università ed impresa. Sono infatti saliti sul palco Massimo Fioraso, Direttore marketing di Fischer Italia; Giovanni Rizzo, Managing Director di ZCube (gruppo farmaceutico Zambon); Gianni Dal Pozzo, AD di Considi; Anna Giuliani, Presidente di Solgar Italia Multrinutrient.

“Con Unismart, il nostro Ateneo si pone in modo paritetico e snello rispetto alle aziende che vogliono innovare,” ha sottolineato Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico, “Unismart rende veloce ed efficace l’incontro tra la domanda di innovazione delle aziende e l’offerta di conoscenza e tecnologia dell’Università.”

Non per caso il lancio della Community di Unismart segue di poche settimane l’importante annuncio della chiusura di un contratto di ricerca con la multinazionale tedesca fischer GmbH. “Unismart parte alla grande con un accordo di respiro internazionale,” si compiace Laura Bano, “ma è solo l’inizio. Alle aziende che sono qui oggi chiediamo di creare assieme un’alleanza strategica per una nuova potente prospettiva di sviluppo.”

A conclusione dell’evento, cinque inventori hanno presentato in anteprima 5 nuovi brevetti sviluppati nei settori della produzione di energia, zootecnico e chimico-farmaceutico. L’accesso prioritario ai nuovi brevetti è un altro dei tanti servizi di cui le aziende della community di Unismart possono usufruire.

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SMARTHOUR, l’aperitivo dell’innovazione – 6 dicembre, Orto Botanico

Smart Hour è l’evento di anteprima e lancio di Unismart Padova Enterprise, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova, che si terrà martedì 6 dicembre 2016 dalle 17:00 alle 19:00.

Nel corso dell’evento all’insegna dell’innovazione, gli speaker proporranno una nuova visione di alleanza tra scienza, ricerca e tecnologia per creare nuove opportunità per le imprese.

L’evento è gratuito ma numero chiuso. La registrazione è obbligatoria a questo link

 

Programma

17:00 – Registrazione partecipanti

17:15 – Saluti istituzionali

Intervengono:

Fabrizio Dughiero, Università degli Studi di Padova

Isabella Chiodi, Confindustria Padova

Gilberto Muraro, Cassa di Risparmio del Veneto.

17:30 – Nasce Unismart Padova Enterprise

Interviene: Laura Bano, direttrice di Unismart.

17:45 – Il sostegno all’innovazione delle aziende venete

Modera: Francesca Trevisi, giornalista.

Intervengono:

Massimo Fioraso, Fischer Italia

Gianni Dal Pozzo, Considi

Giovanni Rizzo, Zambon Open Accelerator

Anna Giuliani, Solgar Italia Multinutrient.

18:30 – Pitch di 5 nuovi brevetti

Settori rappresentati: produzione di energia, zootecnico, chimico farmaceutico.

19:00 – Saluti conclusivi

Interviene: Rosario Rizzuto, Magnifico Rettore dell’Università di Padova.

 

L’iniziativa è promossa con il concorso di Cassa di Risparmio del Veneto e il patrocinio di Confindustria Padova

Scarica il pdf con il programma dell’evento:


Dona una speranza ai nostri amici a quattro zampe col crowdfunding

Unismart viene incaricata dall’Università di Padova per la prima raccolta fondi per accelerare progetti scientifici.
Dal 30 settembre, infatti, sarà attiva la campagna di crowdfunding per il progetto “Let’s Bite Dog Lymphoma”, guidato dal Prof. Luca Aresu, docente di Medicina Veterinaria.
L’obiettivo del crowdfunding è di raggiungere 30.000 euro di finanziamento per identificare biomarcatori utili alla diagnosi precoce del linfoma nel cane.
Chi volesse partecipare potrà collegarsi alla piattaforma Internet www.bitedoglymphoma.com a partire dai primi di ottobre e utilizzare le forme più comuni di pagamento (bonifico, carta di credito, Paypal).
Il lancio dell’iniziativa è previsto per il 30 settembre dalle 17 alle 23 al Palazzo del Bo, nell’ambito della Notte dei Ricercatori.

Info su www.bitedoglymphoma.com