Blue Wave Carraro

“Creativi e talenti dell’Università meglio di mille consulenti. Con loro ci siamo divertiti e abbiamo fatto scorta di idee nuove.”

Blue Wave Carraro

“Creativi e talenti dell’Università meglio di mille consulenti. Con loro ci siamo divertiti e abbiamo fatto scorta di idee nuove.”

Parla Tomaso Carraro, Vice Presidente del Gruppo Carraro, un gruppo da 600 milioni di fatturato nel 2016 e leader nel mondo nel settore dei sistemi di trasmissione e trattori. Carraro ha preso parte nei mesi scorsi all’evento Blue Wave organizzato da AzzurroDigitale, partner di Unismart Padova Enterprise nel servire le imprese innovative del territorio.


Tomaso Carraro ci racconta com’è andata.

Grazie Tomaso Carraro per aver scelto di condividere con Unismart ed i nostri lettori la vostra esperienza di Blue Wave. Per chi non lo conoscesse il Blue Wave è un evento di due giorni che mette assieme aziende innovative e studenti talentuosi per generare idee nuove e lavorare a soluzioni per le principali “sfide” aziendali.

Ma prima di parlare dell’evento, partiamo dal valore che sta alla base di una tale attività: il desiderio e la tensione verso l’innovazione. Ma cos’è per Carraro l’innovazione?

Premetto che come Gruppo Carraro la nostra missione è realizzare prodotti e servizi che migliorino la qualità della vita delle persone che li utilizzano. Va da sé che in un mercato fluido ed in continua evoluzione, i bisogni di qualità, efficienza, velocità e sicurezza delle persone cambiano e si evolvono.

Per fare un esempio, settant’anni fa la nostra idea di innovazione ha portato a montare un motore su una seminatrice per farla diventare automatica, rivoluzionando il modo in cui la semina nei campi veniva fatta e rendendo il lavoro del contadino più semplice e meno faticoso.

Oggi, evidentemente, le sfide sono di tutt’altra natura: innovare significa lavorare sui processi e non solo sui prodotti, anche per ridurre l’impatto ambientale del Gruppo; significa aprirsi a mercati nuovi con richieste e caratteristiche diverse; significa integrare discipline e competenze di varia derivazione, etc.

Una delle frontiere più interessanti del nostro lavoro è l’integrazione tra elettronica e meccanica, la cosiddetta “meccatronica”.

In occasione del Blue Wave, vi siete aperti a dozzine di giovani studenti, curiosi, entusiasti, creativi e qualche volta irriverenti … Come avete vissuto l’evento? Quali erano le vostre aspettative?

Devo confessare che internamente c’era un po’ di scetticismo e che in molti dubitavano che da ragazzi senza una conoscenza specifica della nostra storia e dei nostri prodotti potessero arrivare stimoli utili.

Dopo tutto parliamo di un’azienda molto strutturata, con una fortissima componente tecnica ed una storia lunga quasi un secolo; ciononostante la proprietà ed il management hanno accolto con entusiasmo l’opportunità di mettersi in gioco.

Non avevamo aspettative ben delineate ma tanta curiosità. In AzzurroDigitale, e all’interno del contenitore del Talent Garden di Padova, abbiamo trovato l’ambiente stimolante e creativo che cercavamo. Nei due giorni di attività e lavori con i ragazzi siamo riusciti a pensare in maniera creativa e divergente, davvero “out of the box”, come raramente si riesce a fare in azienda, immersi nella routine e nelle abitudini consolidate tipiche di ogni impresa strutturata.

Chi erano gli studenti partecipanti e come sono stati scelti?

Per la scelta dei partecipanti ci siamo affidati ad AzzurroDigitale, che ha selezionato studenti talentuosi con background e profili molto diversi: i team erano composti da ragazzi e ragazze provenienti dai mondi dell’ingegneria, dell’economia, della comunicazione, del marketing etc.

La vera ricchezza dell’evento è stata proprio l’eterogeneità dei gruppi di lavoro, che hanno saputo offrirci spunti nuovi.

Mancava certo la conoscenza tecnica dei limiti e delle caratteristiche dei nostri trattori ma a quello pensavano i nostri ingegneri e responsabili tecnici, anch’essi presenti all’evento.

Sono stati due giorni di lavoro condiviso, gomito a gomito, dove le conoscenze tecniche e l’esperienza pluriennale di Carraro si sono incontrate e mescolata con le idee, a volte ingenue a volte brillanti, di menti giovani e creative.

Carraro Blue Wave

C’è stata qualche idea innovativa emersa durante il Blue Wave che è stata poi fatta propria dall’azienda e sviluppata?

Oserei dire che non ce n’è stata una sola ma ce ne sono state parecchie. Confrontarci con persone che non avevano familiarità con il nostro marchio e che non pensavano secondo schemi consolidati è stato un processo rigenerante.

Non posso entrare nel merito delle soluzioni emerse, per il semplice fatto che speriamo di avere presto modo di metterle in pratica e da qui al 2018 ne vedrete qualcuna già trasformata in realtà ma le proposte ricevute sono state particolarmente utili su alcuni temi come:
● L’identità di Carraro, più forte di quanto non pensassimo, e le implementazioni chiave di marketing e reputation management;
● La posizione del brand sul mercato ed i punti di forza rispetto ai nostri competitor;
● Il target di stakeholder a cui ci rivolgiamo e con cui interagiamo;
● Il “percorso di acquisto” dei nostri clienti e potenziali tali e la nostra comunicazione nei vari touchpoint;

Partecipare al Blue Wave non ha cambiato il modo in cui facciamo business e non ha prodotto una miglioria del prodotto di per sé ma ha senza dubbio portato in Carraro una ventata di freschezza, di creatività, di nuovi punti di vista … qualcosa che difficilmente avremmo potuto ottenere in altro modo.

Posso dire con certezza che lavorare con certi creativi e con alcuni talenti provenienti dal mondo dell’Università è stato molto meglio che lavorare con i tradizionali consulenti, di quelli che in azienda propongono a volte nozioni e metodi standard.

È stato un processo semplice, rapido e divertente per agire come consulenti di noi stessi e fare un lavoro dall’interno, guardando alla nostra realtà attraverso gli occhi di chi ci vedeva per la prima volta.

È senz’altro un format che ci sentiamo di raccomandare alle aziende che hanno voglia di innovare in modo non convenzionale. Non dev’essere un’attività fatta per fini di marketing, o perché è la moda del momento: l’azienda deve aver voglia di mettersi davvero in discussione e dev’essere pronta a raccogliere i feedback e gli stimoli che arrivano.

 

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"Anche senza i soldi di Roma, le Università vanno avanti.” Nasce il Competence Centre del Nordest

Robot

“Anche senza i soldi di Roma, le Università vanno avanti.” Nasce il Competence Centre del Nordest

Sono nove le università che lo scorso settembre hanno sottoscritto a Padova l’intesa per la nascita del Competence Centre del Nordest. Nell’attesa che il governo emani i decreti attuativi, gli atenei hanno deciso di partire comunque, grazie a fondi messi a disposizione dalla Regione Veneto.


Sono nove le università che lo scorso settembre hanno sottoscritto a Padova l’intesa per la nascita del Competence Centre del Nordest: Padova (la capofila); Venezia Ca’ Foscari; Verona; Iuav; Trento; Bolzano; Udine; Trieste e la Sissa, la scuola internazionale di studi superiori del capoluogo giuliano.

Un risultato eccezionale, che ha sancito ufficialmente la fine dell’epoca dei campanilismi e delle frammentazioni, ottenuto grazie ad un lavoro condotto su più livelli: tra gli atenei, tra le Confindustrie delle tre regioni e con le imprese.

Ma ancora oggi, a distanza di mesi, mancano i decreti attuativi del Governo per mettere in moto il progetto dei Competence Centre. E c’è chi, stanco di aspettare, ha deciso di partire comunque.

Ne parliamo con il prof. Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’Università di Padova.

Professore, mancano i decreti attuativi del Governo anche se in molti dicono sia questione di poche settimane, forse giorni. Il bando in uscita premierà pochi, selezionatissimi atenei che diventeranno Competence Centre nazionali. Il polo universitario del Nordest ci sarà? L’Università di Padova giocherà un ruolo significativo?

DughieroSì, il polo delle Università delle Venezie sarà uno dei competence centre nazionali, come già anticipato dal Ministro Calenda in persona in diverse occasioni pubbliche. Quello che ancora manca, e che sconta un notevole ritardo rispetto ai piani iniziali, sono i decreti attuativi e le linee guida per la costituzione dei Competence Centre.

Il ministero deve pubblicare i bandi affinché le università possano presentare i loro piani industriali, indispensabili per allocare le risorse centrali, circa 30 milioni di euro su scala nazionale.

Alla base del progetto del Governo c’è il desiderio di promuovere la specializzazione e di lasciare che ogni Competence Centre si focalizzi su tecnologie specifiche. Il Polo del Triveneto in quali ambiti si specializzerà?

Ogni Competence Centre si occuperà di specifiche tecnologie abilitanti, come definite nel Piano Industria 4.0.

Il nostro Polo si specializzerà nelle tecnologie cosiddette “SMACT”, acronimo che sta per “Social, Mobile, Analytics, Cloud e internet of Things”, che verranno però declinate sulle quattro aree industriali di maggior importanza per il Nordest, le cosiddette “quattro A”: abbigliamento, arredamento, automazione e agrifood.

Nella migliore tradizione veneta, le nostre università si sono stancate di aspettare Roma ed hanno deciso di andare avanti comunque, cogliendo invece un’opportunità offerta dalla Regione e finanziata con fondi FSE. Di cosa si tratta? Sarà questa la prima occasione per vedere il debutto informale del primo Competence Centre nazionale?

È proprio così. La Regione del Veneto ha recepito la nostra impazienza ed il desiderio di mettersi all’opera, ed ha deciso di destinare una parte dei fondi FSE disponibili proprio alla sperimentazione ed all’avvio delle attività del Competence Centre del Nordest.

Sono stati quindi finanziati due progetti che prevedono l’assunzione di 5-6 assegnisti di ricerca che lavoreranno in collaborazione con le università e con alcune aziende venete: il primo con Padova capofila ed in collaborazione con gli atenei di Verona e Trento si focalizzerà sui temi dell’automazione e dell’agrifood; il secondo guidato invece da Venezia in collaborazione con  IUAV, Trieste ed Udine, si occuperà di abbigliamento e arredamento.

Voglio sottolineare come si sia davvero davanti alla fine delle rivalità territoriali e dei campanilismi: anche la Regione del Veneto non ha avuto alcun problema ad ammettere al progetto università non venete, presso le quali gli assegnisti svolgeranno parte del loro lavoro.

I progetti che ho appena descritto partiranno a settembre ma già nei prossimi mesi come Università di Padova avvieremo una serie di percorsi di formazione per le aziende sui temi del Piano Industria 4.0 e delle tecnologie abilitanti.

Un’ultima domanda, molto pratica. Dall’esterno potrebbe sembrare si tratti di una partita di fondi e finanziamenti giocata tra Governo, Ministeri ed Università italiane. Ma dal Piano Industria 4.0, dai Competence Centre e dai Digital Innovation Hubs cosa guadagnano le imprese? Cosa c’è sul piatto per le nostre tante (e spesso trascurate) PMI?

C’è molto sul piatto per le aziende.

Il Governo ha già attivato diversi strumenti operativi per le aziende, dal super ammortamento al 140% per gli investimenti in beni strumentali all’iper ammortamento al 250% per gli investimenti in innovazione e sviluppo, passando per il credito di imposta sugli investimenti in ricerca del 50%, e molto altro.

Inoltre il Piano Industria 4.0 prevede che le aziende possano usare le Università come vere e proprie “palestre” per scendere in campo e mettere alla prova le nuovissime tecnologie abilitanti con “live demo” nei nostri laboratori.

Questo permetterà alle aziende di vedere le tecnologie 4.0 all’opera, capire come funzionano, migliorarle ed adattarle ai bisogni dell’impresa, prima di portarle in azienda una volta che queste abbiano raggiunto la maturità tecnologica.

Grazie professore, e a risentirci.


Giappone

Industria 4.0: dal Giappone la ricetta per essere protagonisti della quarta rivoluzione Industriale

Giappone

Industria 4.0, dal giappone la ricetta per essere protagonisti della quarta rivoluzione industriale

Considi, società vicentina di consulenza nel settore dell’Operation & Innovation management, sta diffondendo in Italia l’Insegnamento del sensei Satoshi Kuroiwa


Qual è il vero significato di Industria 4.0? Siamo davvero entrati nella quarta rivoluzione industriale? Si tratta di tematiche cruciali per il manifatturiero italiano, alle prese con profonde trasformazioni tecnologiche e digitali.

Sarebbe tuttavia un errore interpretare l’Industry 4.0 solo come digitalizzazione, robotizzazione e automazione delle imprese, con la possibilità di ripercorrere il fallimento del CIM (Computer Integrated Manufacturing) degli anni ’90.

Per evitare questo rischio, le aziende del Made in Italy possono guardare al Giappone, in particolare al Toyota Production System (TPS), da cui sono scaturite le declinazioni della Lean Production e del Lean Thinking.

Queste metodologie non solo hanno reinterpretato i paradigmi della produzione di massa ideati da Henry Ford, orientando la produzione alle esigenze del mercato, ma hanno soprattutto introdotto una nuova filosofia all’interno delle organizzazioni, coinvolgendo le persone in un processo di rinnovamento formativo e culturale su tutti i livelli dell’azienda.

Uno dei massimi esperti di TPS e di Factory Automation è Satoshi Kuroiwa, consulente della Toyota Motor Corporation e del Governo giapponese, il cui pensiero Considi, società vicentina specializzata nei servizi legati al Toyota Production System e alla Lean, sta contribuendo a diffondere in Italia, nel contesto del dibattito sull’Industria 4.0.

Da anni la Toyota promuove l’integrazione fra “l’arte di fare prodotti” (monozukuri) e “l’internet delle cose” attraverso “l’arte di fare persone” (hitozukuri) quale elemento alla base per una innovativa rivoluzione industriale.

Secondo la riflessione del sensei Satoshi Kuroiwa, la sfida è quindi accompagnare la trasformazione tecnologica della nuova fabbrica digitale sia con sviluppo di una nuova cultura all’interno delle aziende – per rendere semplici, stabili ed intuibili i processi che portano ai nuovi prodotti e servizi intelligenti – sia con la formazione di nuovo capitale umano.

A Gianni Dal Pozzo di Considi chiediamo come sia possibile declinare questo paradigma orientale nel contesto produttivo veneto. Cosa può dare una filosofia orientale all’Italia, un paese, mercato e popolo così diverso da quello giapponese?

Giovanni dal PozzoProvocatoriamente rispondo: a ricordarci che siamo la culla dell’Umanesimo.

L’Industria 4.0 può proiettarci in una vera rivoluzione a patto di riporre al centro le persone. È l’insegnamento della filosofia Toyota, sintetizzato dal motto “Making things is making people”.

La nuova fabbrica digitale si caratterizzerà per un flusso di comunicazione in tempo reale, per la capacità autodiagnostica e il controllo a distanza della produzione, per la personalizzare dei prodotti in funzione della domanda, per la simulazione della produzione in ambiente virtuale.

In questo ambiente ipertecnologico all’uomo resta il ruolo fondamentale di progettare dei sistemi, di controllo e soprattutto della creatività, che nessuna macchina può dare.

Alle aziende venete che vedono una grande opportunità di rilancio e crescita nel Piano Industria 4.0, che consiglio si sente di dare? Ci sono errori o passi falsi da evitare?

Le aziende devono evitare di essere precipitose. È importante percorrere delle tappe intermedie, perché il percorso verso l’Industry 4.0 non deve essere sviluppato solo lungo la direttrice dell’acquisto di innovazione tecnologia, ma necessita di processi snelli e di un cambio culturale all’interno delle organizzazioni.

Solo passando attraverso la costruzione di sistemi di produzione integrati, l’utilizzo sempre più spinto delle attrezzature-processi produttivi, la continua riduzione e rispetto del lead time, il sincronismo di ogni processo con le scorte, robuste procedure a garanzia della qualità intrinseca nel processo, e il ruolo centrale delle persone, si può affrontare questa rivoluzione come strumento di competitività sui mercati.

Negli ultimi anni molte imprese manifatturiere hanno adottato la Lean Production, filosofia che si basa sul metodo Toyota, per ridurre gli sprechi, aumentare la produttività, rendere le aziende più efficienti e orientarle più verso il cliente. Che sinergie vede tra questo modello e l’Industria 4.0?

Ad una prima, veloce analisi, Industria 4.0 e Lean Production mostrano diversi punti di contatto. Tra i principali sottolineo l’enfasi e l’importanza strategica data al coinvolgimento delle persone a tutti i livelli aziendali, la conoscenza distribuita sul campo, l’orientamento ai processi, l’attenzione alla misura e all’analisi del dato quale base del miglioramento continuo.

A questo si aggiunge un modello di sistema aziendale più snello, rapido e reattivo rispetto alle reali esigenze del cliente e del mercato, che la Lean Production pone al centro della propria metodologia, proponendo il superamernto del modello fordista, e che l’Industria 4.0 può ben interpretare attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.

 

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Andrea Vinelli

"Alumni ambasciatori di innovazione in azienda." Come i laureati a Padova diventano motore di innovazione tecnologica sul territorio.

Andrea Vinelli

“Alumni ambasciatori di innovazione in azienda.” Come i laureati a Padova diventano motore di innovazione tecnologica sul territorio.

Intervista con Andrea Vinelli, Presidente dell’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Padova, una realtà che raccoglie migliaia di professionisti e imprenditori che hanno studiato nel nostro Ateneo ed ora promuovono l’innovazione in Italia e nel mondo.


Nel 2015 anche l’Università degli Studi di Padova, con il contributo dell’Associazione degli Amici dell’Università di Padova, ha deciso di costituire l’Associazione Alumni, con lo scopo di raccogliere in una community viva e dinamica tutti gli ex Allievi dell’Ateneo.

Un progetto ambizioso che mira a tenere viva la relazione tra l’Università e i suoi Alumni oltre il termine degli studi e che può trasformarsi in una rete operativa di professionisti, imprenditori ed accademici con una visione comune: “Noi, una rete di persone”, come recita  il motto dell’Associazione.

Ne parliamo con Andrea Vinelli, Presidente di Alumni e professore ordinario di Ingegneria economico gestionale presso l’Università di Padova.

Professor Vinelli, l’Associazione conta quasi 3000 soci, un numero che cresce mese dopo mese, e la nostra prima domanda non può che essere: chi sono gli Alumni dell’Università di Padova?

La Community di Alumni è oggi formata da circa il 60% di uomini e il 40% di donne, l’età media è di 38 anni, il tempo trascorso dal termine degli studi è più di 10 anni.

Gran parte dei nostri Soci risiedono a Padova o nel Veneto, ma è interessante osservare come 1 su 20 viva all’estero, principalmente Europa, USA e Cina. Non è un caso che nel 2016 abbiamo formalmente avviato i nostri primi due Chapter Internazionali: uno a New York e l’altro a Bruxelles.

Le otto scuole dell’Ateneo sono ben rappresentate, data la lunga tradizione in tutti i campi del sapere della nostra Università: 27% sono gli Alumni della scuola di Ingegneria; 17% di Economia e Scienza Politiche; 12% di Medicina, Psicologia, Scienze, Scienze umane, sociali e del patrimonio culturale; 4% di Giurisprudenza, Agraria e Medicina veterinaria.

Un terzo degli Alumni ricopre ruoli di responsabilità ed è inserito nel management aziendale.

Quali sono le priorità dell’Associazione? Su quali temi intendete lavorare con maggior vigore?

La sfida per Alumni è diventare negli anni la più grande e importante comunità professionale d’Italia.

Nel suo primo anno per l’Associazione è stato importante farsi conoscere, definire e promuovere i propri obiettivi, con l’ambizione di avviare in Italia un cambiamento culturale.

In altri Paesi, specialmente anglosassoni, le Associazioni Alumni sono identità consolidate e network di riferimento, di confronto, di partecipazione e di fundraising, sostenute dai valori e dallo spirito di appartenenza al proprio Ateneo.

Mi piace ricordare come negli Stati Uniti, dove le prime associazioni sono nate quasi 200 anni fa, gli Alumni delle principali Università giocano un ruolo centrale nel promuovere la cultura del sapere e del progresso.

In quest’ottica, il 2017 per l’Associazione sarà un anno di sviluppo di diverse attività, focalizzate su tre ambiti fondamentali: il lavoro, l’internazionalizzazione e l’innovazione.

Temi molto impegnativi e legati da un filo conduttore comune che guarda con occhio attento e mente aperta alla dinamicità del lavoro. In questo ambito le competenze fondamentali ed essenziali fornite dall’Università per “forgiare” nuovi professionisti devono continuamente evolvere ed arricchirsi, maturando anche con l’esperienza professionale che si acquista “lavorando sul campo”.

In che modo gli Alumni possono promuovere l’innovazione in azienda?

Voglio rispondere a questa domanda raccontando la storia di Luca Cappellin, premiato lo scorso dicembre come uno dei nostri tre Alumni of the Year 2016.

Luca CappellinLuca si è laureato in Fisica nel 2009, è Alumno della prima coorte della Scuola Galileiana di Studi Superiori. I suoi interessi di ricerca riguardano Chimica Analitica e Tecnologia degli Alimenti ed a 31 anni è autore di oltre 120 tra articoli e presentazioni in convegni internazionali.

Nel 2015 vince la Marie Curie Global Fellowship, una delle più prestigiose borse a livello internazionale, ed è ora Postdoctoral Fellow in Environmental Science & Engineering alla Harvard University, Boston, USA.

In parallelo all’attività di ricerca, Luca ha sviluppato competenze economiche e imprenditoriali, fondando due start-up: Azotech nel 2014, azienda che progetta macchinari per la produzione di gelato artigianale con l’uso di azoto liquido, e 3Slab nel 2015, azienda che offre analisi sensoriali, strumentali e statistiche.

Abbiamo bisogno di Alumni – e sono sicuro che ce ne sono molti – come Luca, che sappiano interpretare al meglio i nuovi compiti posti alla ricerca nelle società ed economie della conoscenza, dando concretezza alla terza missione dell’Università e alla mobilità transettoriale.

Oggi gli Alumni possono farsi portatori di idee nuove nelle aziende in cui lavorano, e al tempo stesso la loro esperienza può rappresentare per l’Ateneo un valore inestimabile.

I nostri Alumni diventano così Ambasciatori di innovazione nelle imprese e per le imprese: possono trasferire e comunicare ai colleghi le molte opportunità di ricerca e sviluppo che l’Università offre alle imprese, facilitare i contatti con professori e ricercatori conosciuti personalmente e trasmettere la passione per l’innovazione acquisita studiando nell’Università di Padova,  il primo Ateneo per la ricerca in Italia.

Ed è in quest’ottica che si inserisce la partnership con Unismart?

Esattamente. Non a caso Unismart ha deciso di costruire attorno all’Università una “community” di innovazione tecnologica, partecipata da aziende Partner che collaborano proattivamente alla vita, agli eventi ed ai servizi di questa comunità.

Un approccio che sposa perfettamente lo spirito e la mission di Alumni, che si definisce, prima di tutto, “una rete di persone”.

La collaborazione fra Alumni e Unismart nel  fare rete per promuovere il grande lavoro svolto dai ricercatori e inventori di ateneo è quindi naturale, e il nostro obiettivo è lavorare assieme per essere di servizio a tutte le imprese – di ogni dimensione e di ogni settore – manifatturiere e di servizi – che desiderano crescere e innovare.

Il primo appuntamento, frutto di questa collaborazione, sarà l’organizzazione congiunta di un aperitivo di networking durante il Galileo Festival, che si terrà nella serata di venerdì 12 maggio 2017.

Un’occasione per conoscerci e far incontrare i nostri network, ma anche per parlare di Alumni eccellenti che sono poi diventati motore di innovazione nelle rispettive aziende.

Grazie professor Vinelli, è stato un piacere conversare con lei. Chi volesse iscriversi all’Associazione Alumni come deve fare? Quali sono i prossimi appuntamenti in programma?

Iscriversi all’Associazione è semplicissimo; è sufficiente compilare il form on line presente sul portale Alumni alla pagina: www.alumniunipd.it/alumni/Community.

L’iscrizione ad Alumni è gratuita, perché come  ricorda il nostro Magnifico Rettore “una volta laureati si diventa naturalmente Alumni per sempre!”

Iscrivetevi ad Alumni e stay tuned!

 

Alumni


Startup padovana rivoluziona il sistema delle raccolte punti fedeltà

Startup padovana rivoluziona il sistema delle raccolte punti fedeltà

Un gruppo di giovani padovani ha portato la digitalizzazione in uno dei settori più tradizionali: la raccolta dei bollini fedeltà. Ad Unismart raccontano la nascita del loro progetto e le difficoltà incontrate per arrivare fino a qui.


Un gruppo di giovani neolaureati ha ripensato in chiave digitale l’esperienza di utilizzo delle tessere fedeltà, rendendole divertenti da usare e facilitando la raccolta dati. Ne parliamo con Stefano Tassinari, Business Developer e Co-founder di Unipiazza

Stefano, cos’è esattamente Unipiazza? 

L’idea alla base di Unipiazza è quella di rendere divertente ed interattiva la tradizionale tessera fedeltà.

Lato cliente, rimpiazziamo le varie raccolte bollini e tessere fedeltà dei tanti negozi che ognuno di noi visita ogni settimana con un unico badge di piccole dimensioni, di quelli che si possono agganciare al mazzo di chiavi o alla cover del cellulare. Gli studenti dell’Università di Padova possono anche utilizzare la loro student card, che già usano per accedere alle mense ed agli altri spazi universitari.

Tutta le gestione viene fatta in digitale, grazie alla app che abbiamo sviluppato per i cellulari: puoi controllare quanti punti hai, richiedere un premio, attivare una promozione, vedere quale nuovo locale i tuoi amici hanno provato la sera prima etc.

Ai locali che decidono di lavorare con noi viene invece fornito un tablet in comodato d’uso gratuito, che installano nei pressi del registratore di cassa e va rivolto verso il pubblico: i clienti lo usano in completa autonomia per registrare la card, caricare i punti dell’ultimo acquisto, etc. L’esercente ottiene anche tutte le statistiche sui clienti che visitano il negozio: chi sono, quanto spesso vengono, cosa preferiscono etc., dati utilissimi normalmente non disponibili.

Nel solo Veneto abbiamo già una community di  oltre 40.000 utenti già iscritti e 130 locali affiliati, ma siamo solo all’inizio!

Sembra un’iniziativa davvero innovativa, in un settore molto tradizionale come la raccolta punti, spesso associata a grandi supermercati e mamme che fanno la spesa. Come ci siete arrivati? Qual è la genesi di questa idea?

Siamo un team molto unito ed eterogeneo. Ho conosciuto Edoardo Parisi, il nostro CEO, tra i banchi del Liceo Nievo di Padova; anche suo fratello Umberto, il nostro CFO e finanziatore del progetto, e Lorenzo Braghetto, il principale developer, hanno frequentato la stessa scuola.

Abbiamo poi tutti frequentato l’università, io ho optato per una triennale in comunicazione e poi un MBA al CUOA di Altavilla Vicentina; Umberto ha fatto Economia e Management alla Ca’ Foscari di Venezia;  Edoardo e Lorenzo hanno invece scelto informatica a Padova.

Appena finiti gli studi ci siamo ritrovati con lo stesso desiderio: essere artefici del nostro futuro e mettere in piedi un’impresa tutta nostra. Si è poi unito anche Tommaso Sorrentino, amico di vecchia data, che ha creduto sin dall’inizio nel progetto ed ha sviluppato la rete commerciale dedicandosi al 100% a Unipiazza con determinazione e costanza.

Qual è stata la principale difficoltà che avete incontrato nel passaggio dall’idea innovativa al prodotto da commercializzare?

Devi pensare che siamo nati come un portale dedicato agli studenti che cercavano stanze in affitto a Padova… come vedi ne abbiamo fatta di strada. Mentre cercavamo di implementare la nostra idea, un ibrido tra Subito.it e AirBnB, abbiamo avuto modo di conoscere meglio il mercato, e quello che realmente chiedeva.

Nel 2014 abbiamo lanciato Unipiazza Beta, un sistema di acquisizione clienti tramite promozioni ad hoc ed una forte connotazione social. Un portale dedicato ai gestori di locali connessi alla realtà univerisitaria per avere visibilità ma soprattutto delle metriche di conversione oggettive della promozione. Risultato: un fallimento.

Dalle ceneri di questa prima esperienza abbiamo imparato molto. Una per una, abbiamo analizzato tutte le cause del nostro insuccesso, e abbiamo trovato la relativa soluzione! Il progetto è cambiato moltissimo: abbiamo rivoluzionato il business model, adattato la piattaforma, aggiunto l’idea del tablet etc. Il prodotto che oggi vendiamo è qualcosa di radicalmente diverso dall’idea originaria.

Io credo si tratti solo di sperimentare, sbagliare ed imparare: la cosiddetta “intuizione geniale” non esiste, bisogna mettersi in gioco e correggere il tiro as you go.

Anche ora che stiamo andando bene, ci scontriamo ogni giorno con innumerevoli problemi ma poi ci confrontiamo internamente, lavoriamo bene a livello di team, e troviamo la soluzione più adatta. Non c’è difficoltà che possa togliere la passione e il divertimento per ciò che facciamo. Da più di tre anni il sacrificio totale in termini di tempo e risorse economiche ed intellettuali è all’ordine del giorno ma crediamo nel progetto e vediamo un grande potenziale sul mercato.

La vostra start up ha poco più di un anno di vita. Come sta andando? Che risposte state ricevendo dal mercato?

Dopo il primo anno stiamo raccogliendo i primi risultati e le prime soddisfazioni. Ad oggi stiamo crescendo del 30% ogni mese. L’obiettivo è di arrivare alla fine del 2017 con 350 locali affiliati, 100.000 utenti ed un fatturato di almeno 300.000 euro.

Stiamo inoltre finalizzando diverse collaborazioni con grandi marchi internazionali della ristorazione che potrebbero garantirci una crescita esplosiva in oltre 10 paesi.

Allo stesso tempo abbiamo iniziato una partnership strategica con l’azienda leader nel settore dei registratori di cassa che ci permetterebbe di migliorare notevolmente sia l’esperienza di utilizzo dei nostri clienti sia faciliterebbe la distribuzione capillare nel territorio.

Il nostro obiettivo è duplice: da un lato seguire le PMI aiutandole a digitalizzare il proprio marketing e la gestione dei sistemi fedeltà; dall’altro seguire le necessità di customizzazione e realizzare soluzioni Corporate dedicate alla gestione di decine di punti vendita.

Siamo in forte crescita e abbiamo bisogno di una figura commerciale possibilmente sull’area di Verona. Anzi, se qualcuno che ci legge ha voglia di unirsi al team, può visitare la sezione Jobs del nostro sito.

Ai giovani che vorrebbero trasformare un’idea innovativa in progetto di impresa, cosa raccomandate? Qual è il consiglio nr. 1 che vi sentite di dare?

Abbiamo iniziato questa bellissima avventura a Settembre del 2016 con la volontà di dimostrare a tutti che realizzare i propri sogni è possibile.

Creare qualcosa da zero, innovare, provarci fino in fondo senza timore di fallire perchè sono proprio gli errori che ci fanno diventare grandi. Un piccolo quadretto è stato appeso nel nostro ufficio: EXPERIMENT, FAIL, LEARN, REPEAT.

E’ un processo apparentemente semplice che, alimentato da obiettivi chiari e soprattutto perseveranza, può portare ovunque tu desideri.

Grazie Stefano, vi auguriamo buona fortuna e buon lavoro per la vostra avventura.

Per maggiori informazioni sui locali affiliati, su come diventare utente del servizio o sulle posizioni lavorative aperte, visita il sito www.unipiazza.it


A Milano il primo evento istituzionale per attrarre investitori

A Milano il primo evento istituzionale per attrarre investitori

L’Italian Investment Showcase 2017, in programma a Milano l’11 e il 12 aprile 2017, è promosso dall’Agi in partnership – tra gli altri – con il Ministero degli Affari Esteri, ITA/ICE, Enea, Assolombarda, Unindustria, CNA, con la collaborazione di Città Metropolitana di Milano e Regione Lombardia.


Francesco Marcolini è il coordinatore per l’Italia dell’evento. Francesco, di cosa si tratta esattamente?

L’Italian Investment Showcase è il primo evento istituzionale nazionale dedicato all’attrazione di investimenti diretti verso aziende innovative italiane, i cluster industriali ed i parchi scientifici e tecnologici.

Oltre 40 realtà italiane, selezionate tra le molte che si sono candidate, avranno la possibilità di presentarsi ad una platea di investitori italiani ed internazionali. Saranno coinvolti sia investitori finanziari, parlo quindi di fondi di private equity e venture capital, che industriali, quindi grandi gruppi internazionali.

L’iniziativa si conclude con un workshop di 90 minuti dedicato a come attrarre investimenti dai fondi di private equity europei e dalla Cina. L’evento è promosso dall’Agi, in partnership con Assolombarda, Unindustria, Ministerod egli Esteri ed Agenzia ITA/ICE.

Il coordinamento del progetto è invece curato da GreenHillAdvisory, società di marketing internazionale.

A chi si rivolge l’iniziativa?

Sono due le principali tipologie di soggetti coinvolti: da un lato le aziende innovative italiane che fatturino  almeno un milione di euro l’anno (dato 2016), in quanto gli investitori presenti richiedevano la presenza di aziende già “consolidate”; dall’altro i player dell’innovazione del territorio, quindi cluster industriali e parchi tecnologici, a cui viene offerta una piattaforma di visibilità davanti ad una platea di investitori.

Abbiamo anche previsto di avere dei posti disponibili per aziende che non raggiungono il fatturato annuo di 1 milione di euro ma presentano e promuovono tecnologie all’avanguardia.

Come si strutturano le due giornate?

L’11 aprile è prevista una breve apertura istituzionale a cui seguiranno i pitch delle aziende e gli interventi di alcuni investitori. Al termine della sessione sono previste due ore per incontri B2b. In serata organizziamo invece una cena di networking per i partecipanti.

Il 12 aprile è previsto il secondo round di pitch dedicato ai cluster ed ai parchi tecnologici. L’incontro si chiude con due workshop dedicati a come attrarre investimenti dall’Europa e dalla Cina.

Chi dovrebbe partecipare? Quali sono i benefit per un’azienda che prenda parte all’evento?

Tutte le aziende innovative, attive nei settori ICT, sostenibilità ed ambiente, energie rinnovabili, scienza della vita etc. che siano interessate ad incontrare capitali privati dovrebbero esserci.

I partecipanti avranno l’opportunità di tenere un pitch di presentazione di circa 10 minuti, di essere inseriti nella lista dei partecipanti che sarà presentata agli investitori e di partecipare al networking dinner.


Seminario tecnico per le imprese "Contributi e Opportunità per Industria 4.0"

Contributi ed Opportunità di Industria 4.0 per le imprese

Unismart segnala il seminario tecnico organizzato da CNA Padova aperto a tutte le imprese interessate a fare innovazione. L’appuntamento è per mercoledì 8 marzo 2017 alle ore 18.30 presso l’Hotel Galileo, via Venezia 30 a Padova (parcheggio gratuito).


CNA Padova, Gold Partner di Unismart Padova Enterprise, organizza un incontro sugli strumenti finanziari e fiscali che oggi sono a disposizione per lo sviluppo delle PMI.

Saranno illustrate le modalità per accedere a Super- e Iper- ammortamento, ai contributi europei e regionali, le misure previste dal piano Industria 4.0, oltre alle modalità di finanziamento più tradizionali, riviste nell’ottica degli investimenti innovativi.

La partecipazione è gratuita previa registrazione.

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Programma:

Super e Iper ammortamento: come funzione e quali beni rientrano

Giuliana CAPPELLESSO, responsabile provinciale servizi fiscali CNA Padova

Contributi europei e regionali per la crescita delle imprese

Catia VENTURA, coordinamento categorie CNA Padova

Innovare attraverso la nuova legge Sabatini

Fabio CARDIN, Euris srl

Sviluppo Artigiano: gli strumenti del Confidi per aiutare le PMI a investire

Fabio CERCHIARO, Sviluppo Artigiano

Il supporto del Gruppo Intesa Sanpaolo alla “IV rivoluzione industriale”

Alberto CESTER, direttore Area Imprese PD/RO Intesa San Paolo


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“È finito il tempo dell’uomo solo al comando. Innovazione è anche scegliere le persone giuste e circondarsi di collaboratori capaci.”

“È finito il tempo dell’uomo solo al comando. Innovazione è anche scegliere le persone giuste e circondarsi di collaboratori capaci.”

Intervista a Katia de Ros, AD di Irinox, azienda trevigiana che in meno di trent’anni è diventata leader nel mondo nel settore degli abbattitori rapidi di temperatura. Un successo all’insegna dell’innovazione, della sostenibilità e del “made in Italy”.


Irinox nasce nel 1989 in provincia di Treviso ed in meno di trent’anni si afferma in tutto il mondo nel settore degli abbattitori rapidi di temperatura. L’azienda conta oltre 45.000 installazioni in 80 paesi ed oggi impiega oltre 250 dipendenti.

Il cuore dell’azienda è il laboratorio di ricerca e sviluppo dove sono nate le più importanti invenzioni: in meno di trent’anni di vita, Irinox ha dato vita a cinque generazioni di abbattitori, introducendo ogni volta nuove funzionalità, usi e tecnologie.

Con la dott.ssa Katia da Ros, Amministratore Delegato e Vice Presidente di Irinox, proviamo a carpire il segreto di un tale successo.

Buongiorno Katia, a rischio di sembrare banale, iniziamo sgombrando il campo da ogni dubbio: cos’è un abbattitore di temperatura?

Non si preoccupi, è una domanda che mi fanno spesso. L’abbattitore rapido di temperatura è un “forno del freddo”, un apparecchio che raffredda e surgela velocemente i cibi caldi e, così facendo, ne conserva perfettamente e più a lungo le caratteristiche qualitative.

In molti lasciano il cibo caldo, appena preparato, a raffreddarsi a temperatura ambiente prima di metterlo in frigo. Questo metodo può andar bene a livello casalingo ma non preserva il gusto e gli aromi del piatto.

L’abbattitore di temperatura aggiunge funzioni nuove a quanto già usiamo in casa: possiamo cucinare di più senza paura che il cibo si deteriori perché grazie all’abbattitore gusto ed aromi saranno mantenuti al meglio. Così possiamo organizzarci e fare una scorta di prodotti di qualità, cucinare molte porzioni conservandole ottimalmente, e ridurre a zero lo scarto alimentare.

Abbattitore domestico
Abbattitore per uso domestico

Negli anni ’80 suo padre, fondatore di Irinox, era un esperto di forni e la sua azienda faceva quadri elettrici. Com’è nata l’idea degli abbattitori di temperatura?

L’azienda è nata con l’idea di progettare e produrre questa nuova tecnologia, inventata in Francia ma ancora molto rudimentale e poco diffusa negli anni ’80 quando la nostra avventura ebbe inizio.

Da imprenditori abbiamo colto un’opportunità creando un mercato sino ad allora quasi inesistente. I primi abbattitori infatti erano stati studiati solo per le grandi collettività, come ad esempio le mense ospedaliere e le scuole.

Irinox ha migliorato notevolmente la tecnologia esistente e l’ha portata nei ristoranti, nelle pasticcerie ed anche nelle case degli appassionati del mangiar bene e sano: luoghi dove si producono volumi più piccoli ma la qualità è percepita come un fattore vitale.

Ci piace definirci missionari, innovatori e specialisti del nostro settore; è grazie alla passione che mettiamo nel nostro lavoro che una tecnologia di nicchia oggi è richiesta in 80 paesi nel mondo.

In un recente articolo pubblicato su questo portale, un esperto sosteneva che innovazione ed internazionalizzazione viaggiano sempre assieme: le aziende che esportano sono quelle che hanno saputo lanciare prodotti e servizi nuovi. Vi ritrovate in questo pensiero?

Essere sui mercati internazionali stimola sicuramente di più l’innovazione, perché il confronto avviene con players più forti e strutturati. Più vasto è il mercato di riferimento, maggiori sono le sfide: l’unico modo per avere successo è offrire una soluzione di qualità molto superiore a ciò che gli altri possono dare.

Nel nostro caso da subito i mercati di riferimento sono stati quello europeo oltre al mercato italiano. Oggi l’export vale oltre il 50%, con punte significative nel mercato tedesco, francese ed americano.

Dagli anni ‘90 ad oggi, Irinox ha dato vita a cinque generazioni di abbattitori, ogni volta ampliandone gli usi, aggiungendo funzionalità, ripensando il design… ogni nuova serie di abbattitori si è posizionata con successo su segmenti di mercato prima non presidiati. Quanto è difficile essere sempre così all’avanguardia?

Siamo specialisti e per questo motivo abbiamo maggiori stimoli ad innovare di continuo per presidiare il mercato. L’innovazione tecnologica dà un vantaggio di 3-5 anni sui competitors ma da sola non basta: insieme a questa deve crescere la qualità servizio offerto; la cultura del mangiare bene;  l’azienda, il suo management, i dipendenti, i collaboratori, i fornitori e – ovviamente –  i processi.

Da azienda veneta che ce l’ha fatta, cosa vi sentite di dire e di consigliare alle PMI che vogliono crescere ma vedono intorno a sé un mercato non facile e sempre più competitivo? 

Fare impresa è una ricetta da perfezionare di continuo. Non si è mai arrivati e non ci si può mai accontentare del risultato raggiunto. L’imprenditore deve avere visione e deve essere bravo a scegliere ed organizzare i collaboratori con cui condividere il suo progetto per portarlo al successo.

Tanto più il sogno è condiviso, tanto più si  arriva a realizzarlo. È finito il tempo dell’imprenditore solo al comando, se si vuole crescere!

Grazie dottoressa e buon lavoro.


  • Irinox è Gold Partner di Unismart, la comunità di innovazione tecnologica dell’Università di Padova. Per maggiori informazioni scarica la nostra brochure dei servizi. 


Prospettive ed Opportunità di Industria 4.0 – Modalità Operative e agevolazioni per le imprese

Il convegno, organizzato dal Consorzio Ethics, già Gold Partner della Community di Unismart, ha discusso dell'opportunità  rappresentata dal Piano Industria 4.0 per le imprese venete. Il convegno è stato aperto dal prof. Fabrizio Dughiero, Direttore Relazioni Esterne di Unismart e Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell'Università  di Padova.

Trovate maggiori info in merito a questo evento qui.


Alla scoperta del LEP, eccellenza europea tra i laboratori di elettrotermia

Alla scoperta di uno dei più importanti laboratori di elettrotermia d’Europa: il LEP 

Nato nel 1869, gli ambiti di ricerca del laboratorio di elettrotermia vanno dalle tecnologie elettrotecniche (riscaldamento ad induzione, riscaldamento a resistenza, a infrarossi, a radiofrequenza e a microonde) fino allo sviluppo di nuovi sensori e attuatori elettromagnetici mediante sofisticati software numerici per la prototipazione virtuale.


Con il prof. Fabrizio Dughiero, ordinario di elettrotecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Responsabile del LEP, scopriamo gli ambiti di lavoro di questo prestigioso laboratorio.