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L’adozione di tecnologie 4.0 rimane ancora limitata e non è un problema di soldi

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L’adozione di tecnologie 4.0 rimane ancora limitata e non è un problema di soldi

Tra le piccole e medie imprese del Nord Italia sono in molti a non aver adottato tecnologie di Industry 4.0, ma le motivazioni non sono economiche.

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Foto. Professoressa Eleonora Di Maria

Come procede l’adozione di tecnologie digitali legata alla cosiddetta industria 4.0 in Italia? L’abbiamo chiesto a Eleonora Di Maria, Professore Associato di Economia e gestione delle imprese all’Università di Padova, nonché coordinatrice del Laboratorio Manifattura Digitale (LMD), uno spazio di approfondimento e discussione sull’evoluzione della manifattura italiana a partire dalle trasformazioni introdotte dalle tecnologie digitali (Industria 4.0).

Il gruppo di ricerca del laboratorio ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio condotto su oltre 5.000 piccole e medie imprese del Nord Italia, appartenenti ai settori più vari del Made in Italy, dall’occhialeria all’arredamento, passando per l’automotive e le apparecchiature elettriche e di illuminazione, gli articoli sportivi e la gioielleria.

Professoressa, prima di partire le chiedo una doverosa precisazione. Cosa avete considerato, ai fini del vostro lavoro di ricerca, essere una “tecnologia di Industry 4.0”?

Le tecnologie di industria 4.0 sono quelle tecnologie che consentono l’interconnessione di prodotti e processi aziendali sfruttando il web con fornitori e clienti o che ripensano il rapporto uomo-macchina, quindi le tecnologie che ibridano la sfera digitale e quella umana (cyber-human interface). A partire dalle tecnologie identificate da fonti diverse abbiamo in particolare approfondito l’adozione di 7 tecnologie: robotica, laser cutting, manifattura additiva, i big data e il cloud, gli scanner 3D, la realtà aumentata e l’Internet delle cose (IoT).

Qual è la situazione che avete fotografato con il vostro studio?

La buona notizia è che il processo di adozione di queste nuove tecnologie è iniziato. A prendervi parte sono sia le grandi aziende che le piccole e medie imprese. Il 40% infatti degli adottanti è una piccola impresa. Va però detto che il tasso di adozione rimane limitato e non arriva al 20%, con 4 aziende su 5 ancora ferme.

La novità del nostro studio sta nel fatto che abbiamo deciso di investigare le strategie ed i risultati conseguiti dagli adottanti, ma anche il profilo e le motivazioni alla base delle scelte di “non adozione”. Su questo fronte, contrariamente a quanto si possa pensare, non è un problema economico – di budget – a frenare le imprese.

Il principale ostacolo è rappresentato dalla difficoltà di stimare l’impatto che le tecnologie di Industry 4.0 possono avere sul business aziendale. Il 65% dei non adottanti rivela infatti di considerare non interessanti queste tecnologie per il proprio business, mentre un altro 26,7% non le vede invece conciliabili con le dimensioni artigianali del proprio business ovvero si considera una impresa di ridotte dimensioni; il 19% confessa scarsa conoscenza.

Appare evidente come vi sia un gap informativo circa i benefici e le potenzialità delle nuove tecnologie, soprattutto per le imprese più piccole.

È interessante notare come vi siano due dati siano in apparente contraddizione: da un lato ci sono micro-imprese che adottano tecnologie 4.0 con successo; dall’altro aziende che si considerano “troppo piccole” per adottare quelle stesse tecnologie. Lei come se lo spiega?

L’idea che ci siamo fatti è che alla base ci sia una concezione strategica dell’impresa molto diversa.

È quindi la capacità o meno di riconoscere l’impatto positivo che queste tecnologie potrebbero avere all’interno del proprio business a fare la differenza e non la dimensione dell’azienda. Inoltre, le principali motivazioni nell’adozione sono legate al mercato (come la necessità di migliorare il servizio al cliente) piuttosto che a soli fattori di efficienza interna.

Questo elemento si sposa con un altro risultato importante che emerge dalla studio e che riguarda la necessità di sviluppare progetti “industria 4.0”. Non si comprano solamente tecnologie, ma l’impresa deve aver ben chiaro come inserire queste tecnologie all’interno dei propri processi aziendali.

In questo quadro i principali partner di questo percorso sono i fornitori tecnologici o i consulenti. Troppo spesso però la presentazione analitica e strutturata dei benefici raggiungibili adottando nuove tecnologie viene delegata ai fornitori dei servizi stessi o a consulenti esterni che devono riuscire ad evidenziare i vantaggi dal punto di vista economico e di mercato, non solamente le implicazioni tecnologiche.

Su questo fronte anche l’Università deve poter avere un ruolo più attivo e vicino nel consigliare le imprese, accompagnandole nella progettazione e nello studio, sia strategico che operativo, dei processi di rinnovamento tecnologico e non solo.

Un altro dato che emerge dallo studio riguarda la relazione tra numero di tecnologie e risultati economici. I risultati migliori dal punto di vista delle performance si ottengono per 1 o 2 nuove tecnologie installate, dopodiché i benefici per l’azienda sembrano stabilizzarsi. C’è una lezione per le imprese?

Sì, questo dato ci mostra come la qualità e la scelta oculata dell’investimento in tecnologia da fare venga prima della quantità di tecnologie da implementare. Per cogliere i benefici dei cambiamenti introdotti da Industry 4.0 non occorre dotarsi di un ampio portafoglio di tecnologie.

È quindi fondamentale per le imprese individuare quali siano le tecnologie più adatte al proprio modello di business per potersi così concentrare su queste.

Allo stesso tempo, sul fronte dei benefici conseguiti, le imprese adottanti registrano un miglioramento sia nel servizio al cliente che in termini di riduzione dei costi ed aumento della produttività.

C’è un tratto distintivo delle PMI più innovative in Italia?

In realtà no dal punto di vista delle caratteristiche d’impresa, vi è infatti una grande varietà di profili aziendali e settori produttivi coinvolti, quanto piuttosto sul fronte della visione strategica. Ogni impresa seleziona le tecnologie più adatte ai propri processi e prodotti, coerentemente anche con le specificità settoriali. Un dato interessante però è che le aziende già digitalizzate, che hanno quindi già realizzato investimenti nel settore ICT nel passato, anche banalmente investendo in un sito web o in altre tecnologie (come l’ERP, il CRM, o il SCM), sono più pronte ad investire in Industry 4.0.

Grazie professoressa per il suo tempo e per il prezioso lavoro svolto. 

  • Per chi volesse consultare il report integrale, vi invitiamo a scaricare il pdf completo alla pagina del Laboratorio Manifattura Digitale.
  • Unismart è la società in-house dell’Università di Padova che valorizza le competenze e le conoscenze dei 32 Dipartimenti di Ateneo e favorisce i progetti collaborativi con le imprese. Per scoprire di più consulta la brochure dei servizi.


Contamination Lab Veneto

Il C_Lab Veneto nasce dalla collaborazione con l’Università di Verona (e il polo interateneo di Vicenza) ed è  un progetto di contaminazione multidisciplinare in cui sono coinvolti studenti universitari, neolaureati, dottorandi, dottori di ricerca, docenti, esperti, professionisti e imprese.  Il C_Lab Veneto è il luogo in cui il talento si trasforma in idee creative e soluzioni imprenditoriali.

L'obiettivo principale è promuovere la cultura dell’imprenditorialità e dell’innovazione, l’interdisciplinarità e la diffusione di nuovi modelli di apprendimento. Creare un ambiente stimolante per lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale e di idee innovative, ma anche promuovere  la collaborazione tra studenti di discipline diverse e docenti con imprese e associazioni del territorio, attraverso la formazione di gruppi che lavoreranno attivamente su progetti d’impresa comuni a carattere multidisciplinare per la realizzazione di servizi innovativi e soluzioni per le aziende.

Il candidato può scegliere tra due tipologie di percorso: Co-Working e Co-Living(formula campus).

I CLabbers vivono un percorso di 6 mesi  e possono scegliere tra la formula Co-Working e Co-Living per acquisire soft skills organizzative e progettuali fortemente richieste nel mercato del lavoro che permetteranno loro di allinearsi alle sfide del contesto internazionale.

La prima edizione 2018 ha visto la partecipazione di 41 studenti e laureati dell'Università di Padova e alcune aziende della Community di Unismart: Etifor, Pietro Fiorentini, Infinite Play, D-Eye, De Angeli e Konica Minolta.

A premiare i migliori progetti tre premi per il Co-working rispettivamente del valore di 8000, 4000 e 2000 euro.

I Team vincitori della prima edizione sono stati:

1°posto: Argo- Infinite Play

2° posto: Sema- Konica Minolta

3° posto: Smart Conductor Cable-De Angeli

Camerun Dream

Maggiori Informazioni sulla prima edizione del Contamination Lab.


Padova University Mobility Challenge

E.ON si rivolge all’Università di Padova, città nella città, per risolvere i problemi della mobilità cittadina. Tra tutte le città d’Europa è Padova, grazie alle sue dimensioni e alla presenza di un Ateneo di eccellenza, a rappresentare il modello perfetto per un lavoro sulla mobilità del futuro.

L’iniziativa si è svolta in tre fasi.

Tramite l’Idea Contest gli interessati, tra i dipendenti e gli studenti di Unipd, hanno presentato le proprie idee, e queste sono state valutate dal team di Unismart, partner di E.ON per questo evento.

Solo le idee migliori sono state accettate per la seconda fase, l’Hackathon di due giorni in cui i partecipanti, divisi in gruppi, seguiranno interventi di esperti nel campo della mobilità e potranno confrontarsi con chi, sul campo della logistica, è leader indiscusso. La Fiera Green Logistics (7-8-9 marzo), infatti, sarà la sede del primo giorno di Hackathon, in cui i giovani partecipanti potranno ricevere consigli e opinioni da parte di chi, la logistica, la vive ogni giorno. Il secondo giorno, invece, è completamente dedicato al lavoro dei diversi gruppi, in cui dovranno elaborare le loro idee e costruire un progetto con fondamenta più solide.

La terza fase, infine, è quella che porterà alla premiazione della migliore idea. Con un premio di 5000 Euro, e la possibilità di fare stage in azienda, E.ON ha deciso di investire non solo parole sui giovani padovani. E per questo tutti avranno la possibilità, dopo l’Hackathon, di provare nella realtà la propria idea, per raccogliere dati e cercare di migliorare ulteriormente il progetto.

E.OnLa prima fase è stata vinta dal gruppo B-Chip composto da: Riccardo Ineschi, Martina Nini, Chiara Delpiano, Federica Bontadini, Silvia Rovetta, Anna Fajner ed Ettore Napoli. La loro idea si basa sul munire le biciclette di chip in grado di conteggiare i chilometri percorsi e di trasformarli in monete virtuali. Queste verranno spese per premi nei negozi che partecipano all’iniziativa, con lo scopo di stimolare l’utilizzo di un mezzo che non solo non inquina, ma permette di tenersi in forma: la bicicletta.

Come miglior idea dell’Idea Contest, hanno vinto 500 Euro, ma la gara non è certo finita.

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Guarda il video riassuntivo


Industry 4.0: Big Data e Cybersecurity

Il workshop del 16 gennaio è stato ospitato nella prestigiosa sede di Sanmarco Informatica, azienda della nostra community e leader nello sviluppo di applicazioni gestionali per le aziende manifatturiere. Immersi nel panorama della provincia vicentina, gli invitati hanno assistito a interventi di alto livello sui temi della cybersecurity e dei big data, sempre più centrali anche per le aziende del Veneto.

Ha aperto l’incontro il professor Luigi Salmaso, con un intervento dal titolo “End-to-End Data Analytics per lo sviluppo nuovo prodotto, il monitoraggio di processo e la soddisfazione dei clienti”. Con le sue competenze nell’ambito della statistica ci ha guidati nell’analisi dell’importanza dei dati che sempre più ci vengono forniti dalle macchine dell’industria moderna. Queste sono una miniera d’oro per le aziende, che se riescono a sfruttarli al meglio possono abbattere gli sprechi della produzione e dare un prodotto più soddisfacente per il cliente.

Dopo i big data è toccato alla cybersecurity, trattata dal professor Mauro Conti in veste di capo del Gruppo SPRITZ (Security and Privacy Research Group), eccellenza italiana in fatto di sicurezza. Con “Can’t You Hear Me Knocking: Novel Security and Privacy Threats to Mobile Users ci ha mostrato i pericoli che corriamo ogni giorno, e come la privacy sia un bene che troppo spesso svendiamo.

Chiudere gli interventi dei professori è stato il compito di Eleonora Di Maria, professore associato confermato di Economia e Gestione delle Imprese. Con “Primo rapporto Industria 4.0 nelle PMI italiane” ha evidenziato come piccoli e medi investimenti mirati sulle nuove tecnologie siano estremamente più efficaci di grandi investimenti non guidati, e che tutte le aziende manifatturiere possono trarre vantaggio dalla modernizzaizone degli impianti. Ciò che abbiamo portato a casa dalla sua analisi può essere riassunto in “basta spendere poco e bene per avere il massimo del benificio”. Per saperne di più, la sua intervista è presente nel nostro sito.

Come da tradizione, l’ultimo intervento è toccato all’azienda ospitante, per voce di Michele Romano, Manager di NextBi, l’unità di Sanmarco che si occupa di innovazione all’interno dell’azienda. Con “Casi reali di implementazione di sistemi big data” ci ha permesso di comprendere come i big data influenzino la realtà delle aziende del territorio, e come questi non siano un semplice divertissement per ricchi annoiati, ma bensì un concreto aiuto per tutti coloro che tengono all’innovazione come i membri della nostra community.

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Workshop formativo su Big Data & Data Analytics

Il workshop  ha trattato la gestione intelligente di grandi quantità di dati, anche molto eterogenei tra loro, che si sta imponendo come fattore critico per il successo delle aziende in tutto il mondo.

Il workshop ha visto l’intervento di docenti universitari impegnati in prima linea in progetti innovativi e di ricerca afferenti al tema dei big data, privilegiando una prospettiva multidisciplinare.

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Space App Contest e Terza cena community di UniSMART

In occasione della Padova Space Week (4-7 dicembre 2017) agli studenti Unipd è stato chiesto di progettare un’app che faccia riscoprire a cittadini e turisti lo stretto legame esistente tra il mondo dello spazio e la città di Padova.

La premiazione della migliore app dello Space App Contest è avvenuta il 6 dicembre 2017 durante la Padova Space Night, evento di chiusura della Padova Space Week organizzata da Promex. Successivamente si è svolta la terza cena di networking tra i partner della community.

Prima della cena i Partner di Unismart hanno potuto partecipare ad un evento esclusivo sul tema dell'aerospazio e prendere un aperitivo in esclusiva con l'astronauta Franco Malerba.

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Danieli Talent Challenge

Danieli Talent Challenge ha offerto una grande opportunità ad alcuni studenti dell'Università degli Studi di Padova delle scuole di ingegneria e scienze.

Dopo una selezione, avvenuta tramite workshop con speed interview, sarà offerta agli studenti un'opportunità di inserimento in azienda.

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Fischer Talent Challenge

Agli studenti iscritti alle lauree triennali e magistrali delle scuole di economia, ingegneria e scienze matematiche, fisiche e naturali è stata offerta l’opportunità di passare una giornata in azienda ed entrare a far parte di una realtà internazionale con uffici in 34 paesi nel mondo.

Si è trattato di un’importante occasione per entrare in contatto con una realtà internazionale, sempre aperta al recruiting di giovani talenti, che vede negli studenti padovani un bacino di competenze da far crescere e su cui investire.

Coloro che hanno superato con successo le speed interview organizzate al Dipartimento di Ingegneria Industriale hanno avuto l’opportunità di partecipare ad un’esperienza formativa in azienda, lavorando a casi aziendali sotto la supervisione di personale esperto. Ai partecipanti è stato inoltre rilasciato un attestato della Fischer Academy.

Ai migliori è stata offerta un’opportunità di lavoro/stage in azienda.

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Seconda cena della community di UniSMART

Seconda cena 2017 della community di Unismart, con la partecipazione di oltre 110 persone, tra imprenditori, professionisti, dipendenti e ricercatori universitari.

Questa cena di networking è stata l’occasione per tracciare un bilancio delle attività svolte ad oggi, permettere alle oltre 40 organizzazioni Partner di fare la reciproca conoscenza e condividere assieme le linee guida di sviluppo della community.

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Hackathon drive your heritage

Come impatteranno i nuovi trend della tecnologia sulle automobili classiche? L’internet of things, la guida autonoma e i motori elettrici potranno essere implementati nelle auto d’epoca? I nuovi modelli di business, tipici dell’era della digitalizzazione e della “shared ownership”, saranno un’occasione per ampliare il mercato delle auto classiche?

Per avere nuovi punti di vista e capire come evolverà il mondo delle auto storiche, il Salone Auto e Moto d’Epoca (AME) si è rivolta ai giovani dell’Università di Padova.

L’Hackathon organizzato da Unismart, partner di AME in questa occasione, è stato un successo, tanto che è risultato un terreno fertile per la nascita di idee che hanno attirato l’attenzione delle case automobilistiche presenti alla Fiera. Queste, accogliendo lo spirito della manifestazione, hanno proposto ai giovani di partecipare a workshop organizzati presso le loro sedi.

I risultati dei lavori prodotti dai partecipanti nei 2 giorni di hackathon è stato anche presentato alla FIVA (Fédération Internationale des Véhicules Anciens).

Il team vincitore è stato il “Gruppo H”, composto da Simone Bottaro, Davide Panato, Federica Stefani e Tommaso Maria Zadi (nella foto, senza Federica).

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