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LE GIORNATE DI GALILEO 5^ EDIZIONE

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Le Giornate di Galileo 5^ Edizione

“Manager Anch’io”, il concorso che premia la valorizzazione turistica

Torna per gli studenti universitari il concorso Manager Anch’io e lo fa in grande stile: il tema del contest per il 2018 è “I Turismi”. Ai primi quattro classificati verrà assegnato un premio di 1.500 € ciascuno per il progetto ideato.

In questa quinta edizione i concorrenti in gara sono chiamati ad affrontare il tema della valorizzazione turistica del territorio veneto in ottica nazionale e internazionale e, per farlo, devono proporre nuovi modelli di business e competenze, seguendo uno schema di progetto di filiera manageriale pubblica e privata.

Il concorso Manager Anch’io è indetto da CIDA – FEDERMANAGER VENETO e MANAGERITALIA VENETO con l’obiettivo di avvicinare i giovani studenti alla conoscenza delle carriere manageriali in ambito turistico, incentivandoli a sviluppare un’idea in modo innovativo. Il senso di questa iniziativa è racchiuso nella citazione di Galileo Galilei “Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è”, diventata slogan del concorso. Questa frase è stata scelta per sottolineare che le componenti essenziali, perché un progetto risulti vincente, sono visione d’insieme, creatività ma anche fattibilità.

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I vincitori saranno proclamati mercoledì 16 maggio a Palazzo del Bo (PD), nella settimana del Galileo Festival dell’innovazione dell’Università degli Studi di Padova. A prescindere dalla graduatoria finale, inoltre, i diversi stakeholder del settore turistico avranno la possibilità di consultare tutti i progetti sul portale del concorso, scegliendo un progetto e offrendo l’opportunità allo studente di mettere in pratica la sua idea attraverso un tirocinio.

Manager Anch’io è rivolto agli studenti che hanno sviluppato progetti sui turismi e che siano iscritti a partire dal terzo anno di un corso di laurea triennale o a ciclo unico, a un corso di laurea magistrale (post laurea triennale) o a un corso Master di I° o II° livello dell’Università degli Studi di Padova, Ca’ Foscari di Venezia, Iuav di Venezia e Università degli Studi di Verona. Potranno inoltre concorrere anche studenti già laureati o che abbiano conseguito un attestato di Master di I° o II° livello a partire dalla sessione di laurea autunnale 2016/2017 (in una delle succitate Università).

Gli studenti che abbiano i requisiti richiesti e che vogliano partecipare, hanno tempo fino a lunedì 30 aprile, ore 24.00, per iscriversi accedendo al sito manageranchio.it, cliccando iscrizione. La procedura di iscrizione, con annesso invio del progetto, è completamente online.

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L'Editoriale del Direttore

L'Editoriale del Direttore

Gentili lettrici e lettori,

Stefano Carosio
Stefano Carosio, direttore di Unismart

La settimana scorsa si è tenuto l’atto conclusivo di un progetto molto importante per Unismart e l’Università di Padova che ci ha permesso – nel giro di pochi mesi – di coinvolgere centinaia di studenti in una competizione mirata a ridisegnare il futuro della mobilità sostenibile a Padova.

Il successo dell’iniziativa, e la grande partecipazione degli studenti (e di qualche dipendente) dell’Università, è testimonianza della positiva sinergia sviluppata con gli Uffici competenti, il cui prezioso supporto ha permesso di raggiungere ed attivare una parte consistente del corpo studenti. È stato inoltre fondamentale il coinvolgimento di alcuni docenti che con grande entusiasmo e motivazione hanno fornito il necessario approfondimento tecnico-scientifico dei contenuti trattati, in primis il prof. Riccardo Rossi del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale (DICEA).

L’iniziativa, denominata “Padova University Mobility Challenge”, è stata sviluppata in collaborazione E.On Energia – già Partner della community di Unismart, che ha creduto fortemente in Padova e nella sua Università come caso studio europeo. Proprio nei prossimi giorni si recheranno nella nostra città i vertici di E.On Italia e dell’HQ tedesco per la premiazione del team con la migliore idea.

La contaminazione e la messa in comune di competenze è alla base anche di un’altra importante iniziativa, il Competence Center del Nord-Est, che si costituirà a breve e il quale l’Università di Padova coordina gli sforzi delle Università del Triveneto, all’interno di una competizione nazionale che coprirà diverse aree tecnologiche e scientifiche ed offrirà importanti opportunità di crescita legate al paradigma Industry 4.0.

Unismart è pronta a supportare l’ateneo contribuendo nelle attività di interfaccia tra i ricercatori e le imprese, in sinergia con gli attori dell’ecosistema. Il Prof. Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico del nostro ateneo ci aggiornerà sugli ultimi sviluppi e sulle prospettive nell’area delle tecnologie SMACT (Social, Mobile, Analytics, Cloud e Internet of Things) nel corso di un evento dedicato che si terrà all’Orto Botanico il 20 marzo p.v.

Buona lettura

Stefano Carosio,

direttore di Unismart


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Pubblicato il bando del Ministero per la creazione dei Competence Centre nazionali.

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Pubblicato il bando del Ministero per la creazione dei Competence Centre nazionali.

Padova ed altri 8 atenei del Nord-Est pronti a dare vita al centro di specializzazione sulle tecnologie SMACT.

È finalmente online il bando per la costituzione dei Centri di Competenza ad Alta Specializzazione previsti dal Piano nazionale Industria 4.0, noti come “Competence Centre”, ovvero poli di innovazione costituiti nella forma di partenariato pubblico-privato da almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese.

L’obiettivo dei Centri è l’orientamento e la formazione delle imprese (con un occhio di riguardo alle PMI) nella prospettiva di promuovere ed attuale progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in ambito 4.0.

Nel corso dei mesi da febbraio ad aprile 2018, le Università italiane interessate a partecipare dovranno presentare il proprio progetto di creazione di veri e propri hub dell’innovazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

Come già raccontato in un precedente articolo, sono 9 le Università del Triveneto che nel 2016 hanno sottoscritto un memorandum of understanding per la creazione del Competence Center delle Venezie: Padova (la capofila); Venezia Ca’ Foscari; Verona; Iuav; Trento; Bolzano; Udine; Trieste e la Sissa, la scuola internazionale di studi superiori del capoluogo giuliano.

La specializzazione espressa dal Competence Centre guidato dall’ateneo di Padova è quella legata alle tecnologie SMACT (Social, Mobile, Analitics, Cloud, Things) e mira alla costituzione di un ecosistema capace di mettere in relazione le imprese con gli attori dell’innovazione e gli investitori, per permettere alle prime di crescere quantitativamente ma anche qualitativamente, traducendo in nuovi prodotti e processi le opportunità offerte dalle tecnologie SMACT.

In questo quadro il ruolo di interfaccia proattiva di Unismart tra le PMI ed i gruppi di ricerca universitari potrà accelerare le opportunità più promettenti e supportare nella rapida definizione di progetti di ricerca, in sinergia con i Dipartimenti e gli Uffici di ateneo.

A tal proposito i progetti collaborativi più ambiziosi potranno essere “scalati” a livello internazionale verso il programma europeo H2020 dove esistono molteplici sinergie con gli obiettivi del Competence Center, come ad esempio lo schema “SME Instrument” o “Fast track to Innovation”, le call all’interno della PPP “Factory of the Future” o le azioni di DG CONNECT dedicate alla robotica, automazione e digitalizzazione del sistema manifatturiero e non solo.

Al fine di illustrare alle aziende le finalità dello SMACT Competence Center e le modalità di adesione, si terrà presso l’Orto Botanico di Padova l’evento di presentazione dell’iniziativa il 20 marzo, dalle ore 17.00.

“Invitiamo tutte le aziende interesse alla trasformazione digitale in atto grazie al Piano Impresa 4.0 del Ministero a partecipare all’evento, che metterà in luce le grandi opportunità che il partenariato pubblico – privato del Competence Centre metterà a disposizione,” spiega il prof. Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’Università di Padova.

“In particolare le aziende potranno essere coinvolte in due modalità: potranno infatti partecipare a progetti specifici che tramite il Competence Centre verranno co-finanziati dal Ministero oppure potranno diventare ‘provider tecnologici’ ed in tal caso intercettare il percorso di trasformazione digitale non solo delle 50.000 mila imprese del Triveneto ma anche di tutte le PMI del territorio nazionale” conclude Dughiero.

Tutti gli interessati sono pregati di confermare la partecipazione, entro il 18 marzo, utilizzando il form disponibile cliccando sul pulsante qui sotto.

Bando del Ministero

Registrati all'evento del 20 marzo all'Orto Botanico

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L'altra faccia della meccanica quantistica: tecniche di crittografia, fotoni e generatori di numeri casuali

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L’altra faccia della meccanica quantistica: tecniche di crittografia, fotoni e generatori di numeri casuali.

 

Nella scorsa newsletter abbiamo parlato delle enormi potenzialità dei computer del futuro, basati sulla meccanica quantistica, ed a cui colossi come Google ed IBM stanno già lavorando. L’introduzione nel mercato di potenti computer quantistici renderà però vulnerabili le tecniche di crittografia oggi in uso. Ma c’è già chi sta lavorando alla soluzione.

La crittografia è la tecnica usata per proteggere, ad esempio, le transazioni bancarie che facciamo online, i famigerati bitcoin ed i messaggi che ci scambiamo su Whatsapp. I protocolli di crittografia comunemente utilizzati si basano su algoritmi difficili da rompere, anche per il computer più performante al mondo.

Gli algoritmi più diffusi sono detti a “chiave asimmetrica”, dove per chiave si intende una sequenza casuale di 0 e 1, e sono basati sulla distribuzione di due chiavi diverse. La prima è una chiave pubblica, nota a tutti, e viene usata per criptare il messaggio inviato. La seconda invece è privata e la possiede solo l’utente finale. L’algoritmo è fatto in modo tale che solo chi è in possesso della corretta chiave privata è in grado di decifrare il messaggio codificato da una particolare chiave pubblica.

Queste due chiavi altro non sono che numeri primi e casuali molto grandi, che combinati con un apposito algoritmo di crittografia generano un numero primo molto grande. Se il numero primo così generato è sufficientemente grande, il tempo necessario per decifrare il messaggio diventa lunghissimo.

La sicurezza del protocollo, ovvero l’impossibilità di risalire alla chiave privata avendo solo la chiave pubblica, è legata alle proprietà dei numeri primi. Le due chiavi vengono infatti generate a partire da due numeri primi casuali molto grandi: di questi é molto facile calcolarne il prodotto, ma, viceversa, è estremamente difficile risalire ai due numeri di partenza avendo solo il prodotto. La sicurezza del protocollo è garantita proprio dalla difficoltà di questa operazione, che rende lunghissimo il tempo (nell’ordine dei miliardi di anni) necessario a compierla anche ai migliori computer oggi a disposizione.

Questa tecnica presenta però due grossi rischi:

  1. Non possiamo essere certi al 100% che Governi ed altre organizzazioni non dispongano di una capacità di calcolo maggiore di quella comunemente accessibile, cosa che li renderebbe in grado di rompere questa cifratura;
  2. Non possiamo essere certi che i numeri primi generati siano davvero casuali, in quanto generati da sistemi o algoritmi che si basano sulla fisica classica, che è per sua natura predicibile. Si parla infatti, per molti dei generatori di numeri casuali oggi in uso, di numeri “quasi” casuali.

A questi due rischi se ne aggiunge uno potenzialmente ancora più grave: l’avvento dei computer quantistici. Per tali computer svelare messaggi cifrati con le tecniche classiche diventerebbe un’operazione talmente semplice che si potrebbe completare in pochi minuti.

Esiste infatti, sin dagli anni ’90, un algoritmo che si studia in qualsiasi corso base di “Quantum Information” (vedi Algoritmo di fattorizzazione di Shor) e che riduce enormemente il tempo necessario a decriptare un messaggio. Tecnicamente si passa da tempi che crescono in maniera esponenziale con la grandezza dei numeri primi utilizzati, a tempistiche che variano secondo una funzione polinomiale.

Insomma, per dirla in maniera più semplice, vi è un’enorme diminuzione del tempo necessario a svelare un messaggio criptato.

Per fortuna la meccanica quantistica, alla base del problema, è anche la soluzione. Il gruppo QuantumFuture del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova (quantumfuture.dei.unipd.it) si occupa sia di crittografia quantistica che di generazione di numeri veramente casuali – due attività intimamente correlate e che torneranno estremamente utili in futuro.

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La crittografia quantistica

Mentre la crittografia classica è basata su problemi matematici sufficientemente complessi da essere di fatto irrisolvibili dai computer attuali, la crittografia quantistica si basa su un assunto completamente diverso. Lo scambio delle chiavi che servono per codificare e decodificare il messaggio avviene utilizzando i costituenti elementari della luce, i fotoni (detti anche “qubit” in questo contesto), il cui comportamente è descritto da leggi fisiche precise che garantiscono l’inviolabilità naturale del sistema.

Alla base della crittografia quantistica vi è infatti l’impossibilità di osservare su scala microscopica alcune entità senza modificarle (vedi Principio di indeterminazione di Heisenberg). Ciò rende impossibile realizzare una copia perfetta dei qubit che due persone si scambiano poiché il semplice atto dello “spiarli” li perturba e modifica in maniera irreversibile. Per questo motivo, i qubit che arrivano al destinatario dopo essere stati “spiati” da un ipotetico avversario esterno, rivelano la presenza di quest’ultimo.

Ma come scambiarsi questi qubit, o fotoni, in maniera semplice ed efficace? Affinché il sistema descritto funzioni, occorre appunto trasmettere le informazioni…un fotone alla volta, assicurandosi che ad ogni fotone inviato corrisponda un fotone ricevuto dall’altro capo della linea.

La tecnologia a fibra ottica oggi disponibile permette, nei casi concreti, di spedire fotoni ad una distanza massima di 100 km.

Nei laboratori del Gruppo QuantumFuture, coordinato dal prof. Paolo Villoresi, uno dei filoni di ricerca più avvincenti riguarda la trasmissione di qubit per via satellitare. Questa tecnica permette infatti di scambiare chiavi sicure a distanze ben maggiori, intercontinentali. La collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’osservatorio di Laser Ranging di Matera, ha permesso di realizzare infatti in Italia la prima comunicazione quantistica via satellite.

Generazione di numeri veramente casuali

La generazione di numeri casuali, oltre ad essere alla base di ogni sistema di crittografia, classica e quantistica, è anche fondamentale per l’industria del gioco d’azzardo e le lotterie, come anche per le simulazioni scientifiche. Tuttavia, i sistemi odierni sono basati su algoritmi che sono in linea di principio predicibili. Anche altri tipi di generatori basati su fenomeni naturali, come il lancio di una moneta, sono descrivibili con le leggi della fisica classica, anch’essa deterministica. In tutti questi casi la casualità è solo apparente.

Nell’esempio sotto riportato sono messi a confronto i numeri “casuali” generati da un algoritmo classico molto popolare negli anni ‘80 e da un sistema quantistico. Per rappresentarli in maniera intuitiva si è scelto di raggruppare i numeri generati in gruppi di tre, in terne (x, y, z), ognuna delle quali identifica un punto in uno spazio tridimensionale. Salta subito all’occhio come i numeri generati da un algoritmo classico sono solo apparentemente casuali ma in realtà presentano delle vere e proprie “corsie” libere tra gruppi di numeri adiacenti.

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La meccanica quantistica, invece, assicura che esistono fenomeni fisici il cui risultato è veramente casuale, e questa casualità viene garantita proprio dalle leggi della fisica.

In questa senso è stato concesso circa un anno fa un brevetto al nostro gruppo di ricerca per un “Metodo e Apparato per la Generazione di Numeri Casuali” (vedi Scheda Brevetto), basato sul lavoro di Davide Giacomo Marangon, Giuseppe Vallone e Paolo Villoresi. Allo stato attuale quell’invenzione rappresenta ancora il sistema più veloce (17 Gbps) per generare numeri veramente casuali sulla base di tecnologie quantistiche e non deterministiche.

Non è un caso se l’Unione Europea ha deciso di investire fortemente nello sviluppo delle tecnologie quantistiche nei prossimi dieci anni, garantendo 1 miliardo di euro per realizzare una vera “rivoluzione quantistica” che produca nuovi servizi ed applicazioni che impatteranno la vita di tutti noi.


L'Editoriale del Direttore

L'Editoriale del Direttore

Gentili lettrici e lettori,

Stefano Carosio
Stefano Carosio, direttore di Unismart

Alla base dell’attività di trasferimento tecnologico svolta da Unismart vi è la valorizzazione della proprietà intellettuale e del portafoglio brevetti dell’Università di Padova in stretta collaborazione con l’ufficio Valorizzazione della Ricerca di ateneo.

In questo senso, la settimana scorsa è stato un piacere organizzare a Palazzo Bo, sede storica dell’ateneo patavino, l’incontro di lancio della collaborazione tra Unismart e Materias, la start-up innovativa presieduta da Luigi Nicolais, ex presidente del CNR ed ex ministro, che si propone di accelerare la messa sul mercato di tecnologie avanzate nel campo dei materiali veicolando esperienze manageriali e risorse finanziarie per superare la cosiddetta “valle della morte”.

L’evento segue la recente presentazione della collaborazione tra Unipd (attraverso il supporto operativo di Unismart), Galileo Visionary District (attraverso l’incubatore StartCube) ed il fondo di investimento Vertis, già Partner della nostra community. Vertis dispone di un plafond di 40 milioni di euro da investire in “proof of concept” legate al mondo dell’Industry 4.0, ed è interessato a fare attività di scouting all’interno dei gruppi di ricerca del nostro ateneo – per questo si avvarrà della sinergia con Unismart.

La collaborazione tra Università e Impresa necessita spesso di strumenti dedicati quali strumenti di valorizzazione delle competenze e della proprietà intellettuale intorno a progetti di sviluppo ambiziosi. In questo ambito il giorno 20 febbraio 2018 sono stati presentati dal prof. Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico, e dalla dott.ssa Ileana Borrelli, Responsabile dell’Ufficio Valorizzazione della Ricerca, numerosi progetti finanziati dal bando UNI-IMPRESA nel 2017, come momento concreto per mostrare i casi di successo dell’anno passato, in vista del lancio del nuovo bando 2018.

Con riferimento alla newsletter che leggete quest’oggi, mi preme in chiusura fare un ringraziamento speciale a Nicolò Spiezia, un giovane talento che ha studiato presso la nostra Università e che si trova al momento nella Silicon Valley. Da là ha iniziato a collaborare con noi come “antenna” nel distretto tecnologico più avanzato del mondo, per raccontarci storie di innovazione made in USA. Questa iniziativa si colloca nella più ampia collaborazione in corso con l’Associazione Alumni, che rappresenta con le sue decine di migliaia di talenti divenuti professionisti ed imprenditori in giro per il mondo un’importante risorsa per le attività Unismart e la valorizzazione degli asset di ateneo.

Buona lettura

Stefano Carosio

Direttore


Computing

Un'antenna in Silicon Valley

Computing

Rubrica "Un'antenna nella Silicon Valley" a cura di Nicolò Spiezia

Il futuro dei computer passa dalla fisica quantistica

Intervista con Riccardo Manenti di Rigetti, la start-up che sfida Google ed IBM sui computer quantistici

Negli ultimi venti anni i nostri personal computer sono diventati sempre più piccoli e potenti, grazie ai continui miglioramenti raggiunti nella miniaturizzazione dei loro componenti elementari, i transistor. Si stima però che nel 2020 si raggiungerà una soglia limite: transistor più piccoli di circa 10 nanometri saranno quasi impossibili da realizzare ed il continuo aumento delle performance potrebbe subire una battura d’arresto.

Secondo molti, la soluzione risiede nei computer quantistici. Ma cosa sono esattamente? Come funzionano? Ne parliamo con Riccardo Manenti, 27enne originario di Milano e ora a Berkeley, con un dottorato in fisica preso a Oxford ed ora Quantum Engineer della start-up tecnologica Rigetti che, secondo Wired, “sta sfidando IBM e Google” proprio sul tema dei computer quantistici.computing

Riccardo, che cos’è esattamente un computer quantistico?

Si tratta di macchine potenzialmente in grado di risolvere problemi complessi molto velocemente, problemi che i computer odierni non sono in grado di risolvere se non impiegando tempi lunghissimi o ricorrendo a notevoli ipotesi semplificative in fase di calcolo.

In termini molto semplici, i computer classici che noi conosciamo, quelli cioè che utilizziamo a casa ed in ufficio, basano il loro funzionamento sul sistema binario 0 e 1. Questi bit di informazione possono assumere solo un valore di due opzioni: 0 oppure 1; spento oppure acceso; vuoto o pieno, etc.

I computer quantistici non puntano a ridurre ulteriormente le dimensioni dei transistor e quindi della macchina ma introducono invece un nuovo modello computazionale. I transistor quantistici possono trovarsi in un terzo stato, rispetto al solo stato 0 o al solo stato 1: possono trovarsi in uno stato che è contemporaneamente 0 e 1.

È quindi possibile definire, accanto ai bit di informazione dell’informatica classica, i quantum bit (o qubit), in grado di trovarsi nella cosiddetta condizione di “sovrapposizione di stato quantistica”: non solo stati 0 e stati 1, ma anche stati 0 E 1. Alla base, per chi la conosce, vi è ovviamente la meccanica quantistica, che prevedere che sistemi microscopici come le piccole particelle possano trovarsi in due posti diversi nello spazio… nello stesso istante di tempo. Concetto contro-intuitivo ma che ha superato milioni di verifiche sperimentali.

Perché quindi costruire un computer quantistico?

Perché sarebbe incredibilmente più veloce di un computer normale. Laddove un computer normale impiegherebbe circa un milione di anni per svolgere alcuni operazioni, un computer quantistico ci metterebbe solo poche ore.

computingI computer quantistici tuttavia non esistono ancora, anche se diverse aziende e centri di ricerca stanno cercando di costruirli tra cui Rigetti a Berkeley, IBM a New York, Google a Santa Barbara, Intel in collaborazione con Delft, l’MIT a Boston, l’ETH a Zurigo e le università di Yale, Waterloo, Gothenburg ed Oxford.

Recentemente, l’Unione Europea ha stanziato circa un miliardo di euro per le tecnologie quantistiche. Analogamente, il Canada ha costruito un centro di ricerca dedicato da 150 milioni di dollari a Waterloo. Sulla stessa scia si stanno muovendo l’Australia e la Cina, con investimenti senza precedenti.

Ad oggi, solo tre compagnie (Google, Rigetti ed IBM) hanno pubblicato risultati scientifici riguardanti computer quantistici con più di 10 qubit. Ma è bene ricordare che un computer quantistico dovrebbe poter lavorare con almeno un milione di qubit per avere la potenza di calcolo desiderata. Questo potrebbe accadere nei prossimi dieci anni.

 

Quale sarà l’applicazione principale dei computer quantistici nei prossimi due o tre anni?

La principale applicazione dei computer quantistici è sicuramente la chimica. Consideriamo ad esempio la molecola di idrogeno H2. Essa è costituita da due atomi di idrogeno, separati l’uno dall’altro di circa 0.1 nanometro. La configurazione geometrica della molecola di idrogeno e le orbite dei suoi due elettroni sono molto facili da calcolare: il problema è così “semplice” che basta un pezzo di carta, una penna e qualche conto di meccanica quantistica per risolverlo.

computingMa se consideriamo una molecola più complessa, come l’ossigeno (O2), le cose cambiano. Questa molecola ha due atomi di ossigeno, ciascuno con 8 elettroni per un totale di 16 elettroni. Trovare la configurazione elettronica di questa molecola è molto arduo per un computer classico. Per ovviare a questa limitazione, è necessario semplificare il problema con diverse approssimazioni. Un computer quantistico invece sarebbe in grado di trovare la configurazione esatta della molecola di ossigeno in pochi minuti.

In altre parole, i computer quantistici saranno cruciali per capire il comportamento quantistico nella chimica molecolare. Questo porterà, probabilmente fra diversi anni, allo sviluppo di catalizzatori più efficienti per il processo di Haber e ci permetterà di risparmiare il 5% dei gas naturali bruciati ogni anno.

Quando questa tecnologia sarà disponibile per il mercato?

Questa tecnologia è già disponibile sul mercato.

Un utente può collegare il proprio portatile al computer quantistico di Rigetti con 19 qubit. Basta accedere al sito e registrare il proprio account. A quel punto sarà possibile programmare il computer quantistico usando un codice interamente scritto in Python.

Vale però la pena ricordare che i computer quantistici funzionano solo a temperature bassissime, intorno allo zero assoluto (quasi 300 gradi sotto zero). Per raggiungere queste temperature serve usare speciali macchine frigorifere, chiamate refrigeratori a diluzione. Ciascuno di questi frigoriferi costa circa un milione di euro.

Per questo ed altri motivi i computer quantistici non saranno prodotti B2C di massa, venduti agli utenti finali, ma si tratterà piuttosto di impianti centralizzati a cui sarà possibile accedere da remoto. Verrà quindi venduto il tempo macchina, ossia il tempo necessario alla macchina per risolvere un problema molto complesso fornito dall’utente, che invierà i dati da remoto al computer quantistico, e che a sua volta risponderà fornendo la soluzione del problema.

L’utente avrà accesso al computer quantistico utilizzandolo come un servizio cloud… un quantum cloud appunto.

  • Nel prossimo numero della newsletter di Unismart parleremo dell’altra faccia dei quantum computer: la crittografia quantistica. L’enorme potenza di calcolo dei computer quantistici, infatti, permetterebbe di violare i moderni sistemi di sicurezza informatica utilizzati ogni giorno, per esempio, per le transazioni finanziare o per le comunicazioni cifrate. Tuttavia, la meccanica quantistica offre una soluzione anche a questo problema, attraverso la crittografia quantistica e la generazione quantistica di numeri casuali. Questi protocolli, infatti, non possono essere violati, nemmeno con un’infinita potenza di calcolo a disposizione. Ne parleremo con il prof. Paolo Villoresi dell’Università di Padova ed il suo team di ricerca “Quantum Future”.



“Un’antenna nella Silicon Valley”
è una rubrica di Unismart che racconta i trend più innovativi della Silicon Valley, le nuove start-up emergenti e le storie delle menti più brillanti.  Nicolò Spiezia ha conseguito il PhD presso l’Università di Padova, è stato Visiting Researcher presso Stanford University e Fulbright BEST Fellow alla Leavey School of Business presso la Santa Clara University. La sua attività di lavoro e ricerca verte nello sviluppo di algoritmi e modelli matematici. È un appassionato di Numerical Simulation, Machine Learning e High Performance Computing.


Konica Minolta apre un nuovo centro di ricerca a Roma. Al via 100 assunzioni.

Konica Minolta apre un nuovo centro di ricerca a Roma. Al via 100 assunzioni.

Lo scorso 12 febbraio il nostro Riccardo Maistrello ha partecipato all’Open Day organizzato da Konica Minolta a Roma per inaugurare i nuovi laboratori di ricerca.

La multinazionale giapponese, nata dalla fusione di Konica e Minolta nel 2003, già Partner della Community di Unismart, è leader mondiale nella produzione di componenti ottiche e sensori metrici negli ambiti Business Technology, Healthcare e Industrial Sensing.

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L’azienda investe in Ricerca e Sviluppo oltre l’8% del fatturato globale e, dopo la Repubblica Ceca, la Germania ed il Regno Unito, ha deciso di aprire un quarto polo R&D europeo proprio in Italia – a Roma.

Con l’occasione abbiamo posto alcune domande a Filippo Silva, ingegnere delle telecomunicazioni di 37 anni con un trascorso alla Ricerca & Sviluppo di aziende come Nokia e Siemens, oggi alla guida della struttura di Roma.

 

Konica
Filippo Silva

Filippo, perché l’Italia e perché Roma?

Ci sono tre motivi principali che hanno spinto Konica Minolta ad investire in Italia.

Il primo è la vicinanza geografica alla parte più meridionale dell’Europa e a un numero ampio di industrie manifatturiere di piccole e medie dimensioni.

 

La seconda motivazione è la possibilità di attrarre ingegneri e ricercatori italiani, che sono di solito caratterizzati da una maggiore creatività e flessibilità rispetto ai colleghi del Nord Europa: anche in campo tecnologico questo è un fattore determinante nel creare idee innovative e identificare nuove soluzioni.

Infine, Konica Minolta mira a sviluppare nuove collaborazioni con centri di ricerca e università italiane, che sono altamente quotate a livello mondiale e che finora non sono entrate a far parte della rete di contatti.

KonicaAllo stato attuale qual è la principale sfida che dovrete affrontare?

La sfida principale è quella di sviluppare nuove soluzioni e integrare i molti servizi e sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

Nella bellezza e fortuna di poter costruire qualcosa da zero, che è il motivo principale per cui ho deciso di guidare questo nuovo team, la quotidianità è fatta di parecchie difficoltà come trovare persone che siano disposte ad accettare la stessa sfida, costruire un ufficio funzionale e accogliente… A volte questo significa riparare anche i tubi o montare quadri.

La cosa più interessante è poter raccontare la trasformazione di Konica Minolta ed il ruolo che vogliamo dare a Roma che spesso balza agli onori della cronaca più per il traffico e i rifiuti che per l’innovazione.

Konica

Si delinea perciò un 2018 orientato alla costituzione di un team di talenti internazionali. Quali sono i profili che cercate con maggior interesse?

Quello che cerchiamo prima di tutto è qualcuno disposto a mettersi in gioco e che sappia coniugare l’esperienza tecnica alla capacità di capire le necessità di un cliente.

 Nel nostro ambito, è importante avere un approccio di Lean Startup, caratterizzato cioè da velocità nel ciclo di sviluppo prodotto, con fasi di test e validazione che si susseguono velocemente.

Dal punto di vista tecnologico il laboratorio di Roma vuole concentrarsi su alcuni aspetti legati all’infrastruttura come ad esempio l’edge-cloud computing e la cyber security per poi muoversi su applicazioni dell’intelligenza artificiale nel contesto dell’industria 4.0 investigando aree come la robotica e l’Internet of Things.

Il laboratorio sarà completato da un gruppo di sviluppatori che ci permetterà di svolgere attività di dimostrazione per validare la bontà delle soluzioni sviluppate. 

KonicaIn questi giorni nel mondo universitario è tutto un gran parlare di “Contamination Lab” e competenze trasversali e multi-disciplinari. Al di là dei profili specifici, cosa cerca Konica Minolta in un giovane neolaureato?

Purtroppo, una limitazione che riscontro in molti candidati italiani è la scarsa conoscenza della lingua inglese.

Molte persone competenti non possono essere di aiuto all’interno di un team internazionale perché non sono in grado di sostenere una conversazione in inglese.

Ci sono poi altre competenze, definite come soft skills, che ormai sono requisiti fondamentali per lavorare in un’azienda come Konica Minolta: saper lavorare in gruppi distribuiti geograficamente, essere propositivi, avere capacità di analisi nei confronti delle proprie attività e l’intraprendenza nel crearsi e gestire il proprio lavoro in autonomia.

Grazie Filippo, vi auguriamo buona fortuna e speriamo che una parte delle competenze e dei talenti di cui avete bisogno arriveranno da Unismart e dall’Università di Padova.


L'Editoriale del Direttore

L’Editoriale del Direttore

15 febbraio 2018

 

Stefano Carosio
Stefano Carosio, direttore di Unismart

Care lettrici e cari lettori,

E’ un piacere condividere con tutti voi la newsletter di Unismart, che vuole essere momento di aggiornamento e condivisione degli importanti traguardi raggiunti dalla società in questo primo anno di vita.

In questi mesi la nostra “Community” è cresciuta molto ed è in continua crescita. Oggi annovera circa 50 organizzazioni tra cui grandi aziende multinazionali, PMI e start-up, associazioni industriali ed organi intermedi, primari istituti bancari, fondi di investimento, società di consulenza… insomma un vero e proprio ecosistema che vede nello scambio di reciproche opportunità di business e di innovazione un forte driver di crescita in collaborazione con il nostro eccellente ateneo.

In questo ambito, l’attività in collaborazione con il mondo associativo sta coinvolgendo molte aziende del territorio veneto, con frequenti visite in azienda e l’incontro con giovani imprenditori. 

Accanto alla community siamo stati promotori di decine di contratti di ricerca che hanno coinvolto aziende multinazionali e PMI insieme ai gruppi di ricerca dell’Università di Padova ed agli Uffici e Servizi di ateneo, in particolare l’Ufficio Career Service, l’Ufficio Valorizzazione della Ricerca e l’Ufficio Comunicazione. Uno di questi progetti, sviluppato in collaborazione con E.On, è raccontato nella newsletter di questa settimana. Ulteriori progetti saranno descritti nelle prossime edizioni.
 
L’attività di valorizzazione della proprietà intellettuale procede invece in forte sinergia con l’Ufficio Valorizzazione della Ricerca mentre l’attività di supporto alla ricerca collaborativa internazionale, in particolare in ambito H2020, ha visto un crescente interesse da parte delle organizzazioni della Community (e non solo) e una stretta collaborazione con l’Ufficio Ricerca Internazionale.
 
A proposito di collaborazione internazionale sono molto orgoglioso di un contratto che abbiamo siglato a fine anno con un’università norvegese, per la valorizzazione delle loro competenze e la definizione di un piano strategico che prendesse spunto dal modello virtuoso messo in atto a Padova.
 
“Last but not least” vorrei citare un’iniziativa ad elevato potenziale di impatto che vede coinvolto l’ateneo con i suoi talenti e le aziende: parlo del Contamination Lab del Veneto, di cui trovate ampia descrizione nel primo articolo di questa newsletter, un progetto ambizioso ed innovativo che nasce grazie al contributo delle Università di Padova e Verona e di altri attori importanti dell’innovazione: il Galileo Visionary District, Confindustria Padova e PadovaFiere – Geo SpA, tra gli altri.
 
Buona lettura!
 
Stefano Carosio
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Nasce il Contamination Lab del Veneto. Giovani talenti ed aziende innovative lavoreranno fianco a fianco per 4 mesi.

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Nasce il Contamination Lab del Veneto. Giovani talenti ed aziende innovative lavoreranno fianco a fianco per 4 mesi.

A marzo 2018 parte il Contamination Lab del Veneto, un percorso formativo extracurricolare di 6 mesi rivolto a studenti e neolaureati provenienti da ogni ambito disciplinare, per lavorare assieme alla risoluzione di problemi e sfide poste dalle aziende.

Unismart, società in-house dell’Università di Padova, gestirà i rapporti con le imprese aderenti e supervisionerà il lavoro dei gruppi che parteciperanno al percorso di co-working, ospitato presso il collegio Don Mazza di via Belzoni, fornendo coaching e supporto nello sviluppo di progetti davvero innovativi ed orientati al mercato.

Come funziona in dettaglio?

36 giovani talenti (non solo studenti ma anche neolaureati, dottorandi e PhD) con background eterogenei e multidisciplinari intraprenderanno un percorso formativo extracurricolare di 6 mesi, divisi in gruppi di 4 persone e focalizzando il loro lavoro sull’implementazione / risoluzione di una tematica progettuale proposta dall’Azienda.
In una prima fase (marzo 2018) gli studenti riceveranno formazione su temi chiave come project management for innovation, business modelling, design thinking, lean methodology ed in generale per l’acquisizione delle soft skills necessarie.

A partire da aprile 2018 e fino a settembre invece, ogni gruppo lavorerà su una tematica progettuale proposta dall’Azienda, guidati in questo percorso dai coach Unismart e sotto il coordinamento dell’imprenditore.

Per il percorso di co-working, gestito da Unismart, sono previsti 9 team da 4 persone ciascuno e vi è quindi spazio per 9 aziende che desiderino mettersi in gioco ed attingere a questo bacino di talenti. Si tratta di un’occasione importante per sviluppare una tematica di interesse aziendale con giovani risorse dell’Ateneo, all’interno di un percorso strutturato e guidato.

LabCome vengono scelti i giovani partecipanti?

Una commissione super partes valuterà le candidature ricevute e selezionerà i migliori 36 talenti, non tanto sulla base delle performance accademiche ma valorizzando esperienze lavorative e di collaborazioni pregresse con aziende, periodi di studio all’estero, esperienze extra curricolari, conoscenza delle lingue straniere etc.

La Commissione sarà composta da delegati Unipd, un rappresentante Unismart ed una rappresentanza delle Associazioni di Categoria.

Ci sarà poi un evento di “match-matching” durante il quale aziende e giovani talenti si conosceranno ed esprimeranno preferenze reciproche per la formazione dei team.

Quali sono le tempistiche?

In questa fase alle aziende è richiesto di manifestare il loro interesse entro e non oltre il 23 febbraio 2018, con la sottoscrizione di una lettera di interesse non vincolante. A marzo le giovani eccellenze selezionate attraverso un bando pubblico inizieranno il percorso formativo ed entro fine marzo le aziende dovranno confermare il proprio impegno a guidare un team e coinvolgerlo su una sfida aziendale reale.

Ci sono dei costi?

L’attivazione di ogni team (1 team di 4 persone = 1 progetto proposto dall’Azienda) prevede un contributo di 10.000 euro a copertura dei costi di formazione, coaching, canoni per spazi e attrezzature per il co-working, premi per i team vincitori etc.

Per i Partner della community di Unismart e per i soci della Associazioni di Categoria che aderiscono alla community di Unismart sono previste condizioni agevolate.

I risultati del lavoro del team di chi sono?

L’IP ed ogni output dei progetti sono di proprietà esclusiva delle Aziende.

Come posso partecipare con la mia impresa?

Basta compilare il modello di lettera di manifestazione di interesse disponibile per il download in fondo a questo articolo ed inviarlo come scansione pdf, firmata e timbrata, all’indirizzo [email protected] entro il 23 febbraio 2018.

Se sei interessato scarica la lettera di interesse qui (formato doc): Manifestazione_Interesse_Clab_2018.


La prima edizione si è conclusa e i vincitori sono:

I Team vincitori della prima edizione sono stati:

1°posto: Argo- Infinite Play

2° posto: Sema- Konica Minolta

3° posto: Smart Conductor Cable-De Angeli

a pari merito con

Camerun Dream



E.On

È di 7 psicologi il progetto vincitore della prima fase della Padova University Mobility Challenge di E.On

E.On

È di 7 psicologi il progetto vincitore della prima fase della Padova University Mobility Challenge di E.On.

Un gruppo di studenti della triennale di psicologia ha presentato un progetto innovativo per incentivare i padovani all’utilizzo della bici e dei mezzi pubblici.

In centinaia hanno risposto al concorso delle idee lanciato da Università di Padova ed Unismart, in collaborazione con E.On Energia, per progettare nuove soluzioni per la mobilità di studenti e dipendenti dell’Università di Padova.

La scelta di E.On, multinazionale che fornisce energia elettrica e gas a 35 milioni di clienti nel mondo, è stata quella di dare voce a coloro che si spostano all’interno dei confini urbani ogni giorno, e che fanno esperienza ogni mattina ed ogni sera delle difficoltà di spostamento in una città tra le più congestionate ed inquinate d’Italia.

Il 17 gennaio scorso, presso il Dipartimento di Geoscienze, 50 finalisti sono stati convocati da Unismart ed E.On per una sessione di lavoro congiunta di preparazione all’hackathon, una sorta di “riscaldamento dei motori” prima della fase finale del concorso: le loro idee spaziavano dalle nuove app per incrementare il bike sharing, all’apertura dei canali navigabili di Padova al passaggio di battelli per studenti, passando da smart locks per ridurre i furti di bici e cabinovie sopraelevate per decongestionare le strade della città, etc.

E.On
Foto. Il team vincitore della prima fase del concorso. Da sinistra a destra: Alessandro Mistretta (Unismart); Riccardo Ineschi, Martina Nini, Chiara Delpiano, Federica Bontadini, Silvia Rovetta, Anna Fajner. Ettore Napoli, anch’egli membro del gruppo vincitore, era assente. Sullo sfondo: Geert Claes, E.On Germania.

Nella stessa giornata è stata anche premiata la migliore tra le idee presentate nella prima fase del concorso, il cosiddetto Idea Contest.

A sorpresa, tra tanti ingegneri ed economisti presenti, l’idea più apprezzata dalla giuria composta da delegati Unipd, Unismart ed E.On è stata quella di 7 psicologi.

Ci spiega meglio l’idea Federica Bontadini, capofila del team, composto da ragazzi e ragazze tra i 20 ed i 26 anni, tutti studenti di psicologia a Padova, con il sogno di vedere un giorno realizzato questo progetto.

“La nostra idea consiste in un chip da installare sulla bicicletta per conteggiare i chilometri percorsi” spiega Federica. “I km vengono poi convertiti in punti e, raggiunta una certa soglia, possono essere convertiti in sconti o buoni spesa. In una fase due, ci immaginiamo che anche i chilometri percorsi in bus potranno essere contabilizzati.”

L’idea ha particolarmente colpito la giuria per le molteplici ripercussioni positive sulla città: mira a ridurre le emissioni inquinanti ed il traffico in città; motiva la cittadinanza all’attività fisica; incentiva gli acquisti nei negozi localizzati in zone difficilmente raggiungibili con i veicoli a motore e nelle zone a traffico limitato.

“Per sondare il mercato abbiamo costruito un questionario, poi somministrato a 110 soggetti al fine di indagare i loro comportamenti in ambito di mobilità ecosostenibile, i loro valori e le loro intenzioni a riguardo” continua Federica. “I risultati a cui siamo giunti hanno messo in luce che il 63,64% dei soggetti sarebbe incoraggiato all’utilizzo della bicicletta in modo rilevante da un incentivo economico. Questo sarà il punto di partenza per il lavoro del nostro gruppo”

Tutte le idee ammesse alla fase finale concorreranno ora per il premio finale di 5.000 EUR, che verrà assegnato a valle dell’hackathon, in programma il 7 marzo presso la fiera Green Logistics di PadovaFiere, appuntamento dedicato alla logistica sostenibile, punto di incontro tra efficienza energetica e rispetto ambientale.

Ai giovani partecipanti all’hackathon sarà chiesto di sviluppare a tutto tondo la loro idea, pensando al marketing, alla comunicazione, agli aspetti tecnico-commerciali ma anche alla normativa legale etc.

Nel corso di un grande evento conclusivo dell’iniziativa, i gruppi finalisti presenteranno il loro progetto nella speranza di trovare investitori che credano nella loro idea e decidano di finanziarla.

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