L’avvocata Manuela Soccol di Studio Legale Soccol spiega in questa intervista perché, alla luce del quadro normativo in materia di valorizzazione della ricerca e dei brevetti recentemente modificato, può essere ora ancor più vantaggioso per una impresa avvicinarsi al patrimonio di conoscenze codificate, brevetti appunto ma anche gruppi di ricerca e relativi laboratori, dell’Università di Padova.

In questo senso un aiuto importante alle imprese stesse è dato, ed ancor di più può essere dato d’ora in avanti, dalla Fondazione UniSMART e dai suoi project manager.

Fabio Poles, Direttore Generale UniSMART Fondazione

Che cos’è il Professor’s Privilege?

Il Professor’s Privilege, previsto nella precedente versione dell’art. 65 C.P.I., era quel diritto (o per meglio dire, “privilegio”) che prevedeva l’attribuzione dei diritti patrimoniali derivanti dalla brevettazione di invenzioni ai ricercatori universitari e non all’Università in quanto datore di lavoro.

Questo diritto divergeva dalla disciplina relativa alle invenzioni dei dipendenti in virtù della quale, quando l’invenzione è realizzata nell’esecuzione di un rapporto di lavoro che ha per oggetto del contratto tale attività inventiva, i diritti derivanti dall’invenzione stessa appartengono al datore di lavoro, salvo il diritto spettante all’inventore di esserne riconosciuto autore.

Il Professor’s Privilege era una prerogativa del nostro ordinamento giuridico rispetto agli ordinamenti europei ed extra-europei.

Che cosa ha portato all’abolizione di questo privilegio?

L’abolizione del Professor’s Privilege si è innestata nell’alveo delle riforme previste dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). In particolare, il Consiglio dei Ministri ha approvato il 6 aprile 2022 il “Disegno di legge di revisione del D.lgs. 10 febbraio 2005 n. 30 (Codice della Proprietà Industriale). L’obiettivo era quello di realizzare un piano strategico di riforma del sistema della proprietà industriale che trovava la propria origine nel “Piano di azione” della Commissione UE adottato il 25 novembre 2020, con l’obiettivo di definire e implementare una strategia per il nostro Paese sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023. L’iter di gestazione della riforma si è concluso con la legge n. 102 del 24 luglio scorso.

Quando è entrata in vigore/entrerà in vigore la nuova normativa e che scenario immagina andrà configurandosi per le Università? E per l’Università di Padova?

La riforma è entrata in vigore lo scorso 23 agosto. Il novellato art. 65 C.P.I. prevede che la titolarità delle invenzioni realizzate dall’inventore, nell’esecuzione o nell’adempimento di un rapporto di lavoro, con una Università, Ente di ricerca e/o IRCCS, spetti all’ente di appartenenza. Il ricercatore deve informare tempestivamente all’ente di appartenenza l’oggetto dell’invenzione ai fini della salvaguardia della novità della stessa. Soltanto in caso di inerzia dell’ente di appartenenza o nell’ipotesi in cui quest’ultima abbia comunicato l’assenza di interesse al deposito della domanda di brevetto, l’inventore potrà depositare, in via autonoma, la relativa domanda.

In ogni caso, il diritto ad essere riconosciuto autore resterà in capo all’inventore.

La nuova disciplina vedrà come protagoniste le Università e gli enti di ricerca. Spetta alle medesime valutare la meritevolezza dell’invenzione e porre in essere le strategie più adatte alla relativa valorizzazione.

Fino a qualche mese fa, era il singolo inventore a scegliere se trasferire i diritti di sfruttamento economico della propria invenzione all’Università, la quale si occupava di presentare la domanda di brevetto. Nell’ipotesi poi di licenza da parte dell’Università della relativa invenzione, al ricercatore venivano versati una parte dei compensi derivanti dallo sfruttamento dell’invenzione medesima. La percentuale dipendeva dal regolamento brevetti di ciascuna Università.

Qual è la differenza nel nuovo scenario? La differenza consiste nel fatto che non sarà più soggetta alla discrezionalità dell’inventore scegliere se trasferire o meno i diritti di sfruttamento economico dell’invenzione all’Università. Sarà pertanto l’Università a poter valutare tutte le invenzioni prodotte nell’ambito del proprio Ateneo.

La riforma prevede poi la necessità per le Università e per gli enti di ricerca di dotarsi di un ufficio di trasferimento tecnologico con la funzione di promuovere la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale. Da questo punto di vista l’Università di Padova risulta essere già strutturata dato che l’ufficio per il trasferimento tecnologico esiste e funziona da molti anni e, oltre a questo, è stata fondata UniSMART Fondazione dell’Università degli Studi di Padova, la quale si occupa della valorizzazione dei titoli di proprietà industriale dell’Ateneo. Invero, UniSMART si occupa di reperire aziende, italiane ed internazionali, che siano interessate a sfruttare economicamente i brevetti dell’Università e ne cura tutta la fase di negoziazione.

Un altro modo ben avviato nel nostro Ateneo per poter valorizzazione la proprietà industriale, è quello di licenziare tali brevetti agli spin-off dell’Università, ovvero alle società che vedono la partecipazione di docenti della medesima Università.

Perchè l’abolizione del Professor’s Privilege dovrebbe avvicinare maggiormente Università e Industria?

La riforma consente alle Università di essere il fulcro del trasferimento tecnologico Università-Industria. Invero, non essendovi più iniziative sporadiche lasciate ai singoli inventori, l’Università dirige e organizza la cosiddetta terza missione, ovvero il trasferimento delle tecnologie prodotte all’interno dell’Ateneo, al sistema industriale.

La scelta dell’Università di Padova di costituire una Fondazione con il preciso compito di occuparsi del contatto con le imprese, si pone perfettamente in linea con la ratio della riforma.

Consiglierebbe ai nostri lettori di avvicinarsi maggiormente al mondo dei brevetti dell’Università di Padova e più in generale ai suoi strumenti di valorizzazione della ricerca?

Sicuramente sì. Dal mio osservatorio privilegiato, ho l’opportunità di vedere quante e quali invenzioni vengono realizzate all’interno dell’Università di Padova. Rimango colpita dalla qualità ed eccellenza delle medesime. Credo quindi che il tessuto industriale del nostro Paese possa raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi grazie all’attuazione di queste invenzioni.

La riforma ha previsto l’emanazione di alcuni strumenti attuativi: 4 circolari e le linee guida emanate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

In particolare, le linee guida di recente emanazione (26 settembre u.s.), individuano i principi e i criteri per la regolamentazione dei rapporti contrattuali nel caso di attività di ricerca commissionata dalle imprese alle Università ed Enti di ricerca.

La lettura di queste linee guida ha confermato quanto l’Università di Padova fosse già sensibile a queste tematiche ben prima di tale riforma avendo già da anni dei modelli contrattuali che tengono in considerazione tutti gli aspetti indicati nelle suddette linee guida.

Pertanto, la scelta dell’Ateneo patavino sia per le attività di ricerca commissionate che per lo sfruttamento di brevetti risulta essere una scelta vincente attesa la strutturazione della medesima e la padronanza della materia.

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