Unismart chiude contratto di ricerca e licenzia domanda di brevetto a cinque mesi dal deposito

L’invenzione dei ricercatori del Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute (MAPS) dell’Università di Padova, era diventata domanda di brevetto nell’Ottobre 2016. Portata sul palco di un evento Unismart nel dicembre 2016, aveva suscitato l’interesse di molte aziende, fino alla chiusura con Orma-Solutions, azienda altoatesina del mondo ICT.

L’invenzione, diventata domanda di brevetto nell’ottobre 2016, ruota attorno ad un nuovo metodo sviluppato da Giorgio Marchesini, Paolo Balasso e Lorenzo Serva per rilevare in continuo alcuni parametri comportamentali e fisiologici degli animali da allevamento.

Come discusso in un precedente articolo, il metodo elaborato dai ricercatori dell’Università di Padova utilizza i dati estratti da un accelerometro applicato al fianco sinistro di bovini o altri ruminanti per monitorare le contrazioni ruminali e il comportamento dell’animale.

Sembra così possibile individuare animali con anomalie fisiologiche e comportamentali con qualche giorno di anticipo rispetto alla comparsa di sintomi evidenti con l’ovvio risultato di anticipare le cure veterinarie necessarie, ridurre l’impiego di medicinali e limitare le perdite produttive tipiche dei periodi di malattia.

Il nuovo metodo ha debuttato in occasione di “SMART HOUR – L’Aperitivo con l’Innovazione” organizzato da Unismart presso l’Auditorium dell’Orto Botanico lo scorso 6 dicembre 2016, con il patrocinio di Cassa di Risparmio del Veneto (Gruppo Intesa Sanpaolo).

Davanti ad una platea di oltre 140 professionisti ed imprese alla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche, Marchesini ha presentato l’idea elaborata con i suoi colleghi. “Nelle settimane successive con Unismart è stato tutto un susseguirsi di telefonate ed incontri con imprenditori che volevano saperne di più.”

Ma è in questa fase che si presentano le prime difficoltà. Prima ancora di discutere dell’invenzione, o delle possibili applicazioni, per le aziende è importante capire il valore di mercato di un prodotto del genere. Qual è il posizionamento strategico rispetto allo “stato dell’arte”? Quali sono gli ostacoli per l’implementazione su larga scala? Qual è l’investimento necessario da parte di un’azienda interessata a commercializzare l’invenzione?

“Il potenziale di crescita delle imprese innovative deve continuare ad aumentare attraverso un’intensificazione degli investimenti in ricerca del tessuto produttivo locale. In prospettiva è pertanto necessario rafforzare gli sforzi sul fronte dell’innovazione. – ha sostenuto Renzo Simonato, direttore regionale Intesa Sanpaolo e direttore generale Cassa di Risparmio del Veneto – Da questo punto di vista Intesa Sanpaolo è pronta a cogliere tutte le nuove opportunità per favorire la crescita delle aziende clienti, in sinergia con tutti gli altri attori del territorio, tra cui Università e centri di ricerca.”

“In questo il contributo di Unismart è stato fondamentale”, concorda Marchesini. “I colleghi di Unismart ci hanno affiancato in ogni fase, aiutando me e i miei colleghi a rispondere alle domande più tecniche e commerciali che le aziende avevano. È stato vero lavoro di squadra.”

Tra le varie realtà interessate, quella con cui sin dall’inizio c’è stata l’intesa migliore – anche dal punto di vista di progettualità per il futuro – è stata Orma-Solutions, azienda altoatesina attiva nel settore ICT e con un progetto molto ambizioso: portare la domotica nelle stalle e negli allevamenti italiani, integrando il metodo sviluppato dall’Università con tutta una serie di altri sensori, gestibili senza difficoltà attraverso una piattaforma unica e intuitiva.

“Domotica è un termine nato per l’ambito residenziale,” spiega Mario Orlandi, CEO di Orma-Solutions, “ma la sensoristica ed i controlli si stanno già estendendo ad ogni ambito della nostra vita e del nostro lavoro.”

“In tutti i settori, e nell’agroalimentare in particolare, la parola d’ordine è qualità: il benessere degli animali diventa ogni giorno più importante per i consumatori ed il metodo di Marchesini permette un grado di dettaglio mai raggiunto prima.”

“Crediamo fortemente in questa collaborazione con l’Università di Padova e speriamo sia solo la prima di molte,” conclude Orlandi, che svela anche un’altra importante novità: “Il progetto è piaciuto moltissimo in Alto Adige anche al Centro di Consulenza per l’Agricoltura Montana (BRING), che ha deciso di coinvolgersi direttamente nella sperimentazione, partecipando attivamente ai test sul campo negli allevamenti.”

“Cassa di Risparmio del Veneto è lieta di aver aderito alla Community Unismart – conclude Gilberto Muraro, presidente Cassa di Risparmio del Veneto – in quanto crediamo fortemente nell’importante ruolo che può svolgere l’Università quale interfaccia per le imprese che vogliono innovare e avviare nuovi progetti.”

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